mercoledì 23 dicembre 2009

trasloco

Questo blog cambia casa, ora potete seguirlo (fatelo!) a questo indirizzo http://www.greenability.it/blog/.

venerdì 11 dicembre 2009

parole per il futuro

ANIDRIDE CARBONICA Il mutamento climatico sta procedendo a velocità superiore alle previsioni: l'obiettivo che fino a ieri sembrava sufficiente, un tetto di concentrazione di CO2 in atmosfera di 450 parti per milione, non ci protegge dal rischio della catastrofe. Come dice Jim Hansen, uno dei più accreditati climatologi, invece di continuare ad accumulare anidride carbonica in cielo dobbiamo tornare indietro, verso le 280 parti per milione dell'era preindustriale. Oggi siamo a quota 387: scendiamo almeno a 350.

BRASILE Meglio tardi che mai. Per decenni il Brasile è stato responsabile della deforestazione dell'Amazzonia, una devastazione che minaccia la sicurezza di uno degli ecosistemi fondamentali. Oggi il governo di Lula ha cambiato rotta: Copenaghen può essere il momento di rendere ufficiale la svolta.

CINA E' il paese che emette più anidride carbonica di tutti gli altri. Ma sta già pagando un prezzo pesante, in termini di vite umane, al cambiamento climatico. Se potesse scegliere tra il carbone e le tecnologie più avanzate della terza rivoluzione industriale cosa farebbe?

EFFICIENZA ENERGETICA E' la base per il riassetto energetico. Molti tagli di emissioni si possono realizzare eliminando gli sprechi e l'inefficienza.

FONDI I fondi per il trasferimento delle tecnologie avanzate ai paesi meno industrializzati sono un atto di giustizia: non si può penalizzare proprio chi è stato escluso dalla seconda rivoluzione industriale. Bisogna permettere a questi paesi di fare il salto della rana passando direttamente alla Terza rivoluzione industriale.

IDROGENO Le rinnovabili sono una fonte pulita ma non costante: c'è bisogno di un serbatoio per immagazzinare l'energia prodotta durante i momenti di picco. Questo serbatoio è l'idrogeno che permette anche di riutilizzare in modo flessibile l'energia accumulata.

KYOTO E' stato il momento che ha segnato l'inizio del percorso dalla geopolitica alla politica della biosfera.

LAVORO La Terza rivoluzione industriale dà spazio a sistemi labour intensive e produrrà milioni di posti di lavoro.

NUCLEARE Il nucleare è la tecnologia della guerra fredda. In più di mezzo secolo non ha risolto i suoi problemi, anzi li ha aggravati: rischi di incidenti durante tutte le fasi del ciclo di produzione, rischio terrorismo, rischio scorie. E nessun beneficio economico.

OBAMA La svolta di Obama è la premessa per un cambiamento che dovrà essere molto più radicale: senza la visione d'assieme, senza la capacità di pensare a lungo termine, il rilancio delle fonti rinnovabili è privo di solide basi.

POST KYOTO La conferenza di Copenaghen può avere successo se si fa il salto dalla prospettiva degli obblighi a quella delle opportunità. Invece di pensare solo a quantificare quello che non si deve fare bisogna cominciare a dire quante fonti rinnovabili, quanti edifici sostenibili, quanto idrogeno, quante smart grid deve realizzare ogni paese.

RINNOVABILI Sono il primo pilastro della terza rivoluzione industriale. Due regioni spagnole, la Navarra e l'Aragona, in dieci anni sono arrivate al 70 per cento di elettricità da fonti pulite. Perché non fare altrettanto?

SCETTICI E' un gruppetto inesistente sotto il profilo scientifico. Riescono ad avere visibilità perché sono supportati dalle lobby delle vecchie fonti energetiche che li usano per seminare dubbi nell'opinione pubblica.

TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Permette sia lo sviluppo economico che la riduzione delle emissioni serra. Poggia su quattro pilastri: le energie rinnovabili, gli edifici sostenibili, l'idrogeno e le reti intelligenti, le smart grid per distribuire l'energia secondo il modello del web. La Terza rivoluzione industriale significa spostare il potere dalle oligarchie che gestiscono le grandi centrali elettriche alle persone. Oggi parliamo attraverso Skype e si creano network liberi di scambio e condivisione delle informazioni. Perché non farlo con l'energia?

UNIONE EUROPEA E' stata l'apripista della battaglia per la difesa della biosfera. E lo ha fatto in condizioni di isolamento e di grande difficoltà. Ora può guardare con più fiducia al futuro, soprattutto se saprà sfruttare le sue grandi potenzialità.

VEGETARIANI La seconda causa di cambiamento climatico al mondo è l'emissione di CO2 derivante dall'allevamento di animali, ovvero dalla grande quantità di carne che consumiamo. Per abbattere le emissioni bisogna passare alla dieta mediterranea, come in Italia, mangiando molte verdure e molta frutta.

mercoledì 9 dicembre 2009

high line park

High Line Park è il nuovissimo parco di NY, nato da un sogno collettivo che ha impedito la distruzione di un sito storico della città trasformandolo in luogo di aggregazione dando una risposta concreta all’eccezionale possibilità di creare un luogo pubblico e utile alla comunità.

La trasformazione della vecchia ferrovia High Line in parco è avvenuta anche, se non soprattutto, grazie all’attività della community Friends of the High Line che è riuscita a coinvolgere e sensibilizzare tutti gli abitanti delle aree attraversate, chiedendo loro di condividere idee su come realizzare il sogno di questa trasformazione.

High Line Park è processo di design e di realizzazione gestito collettivamente.
Il racconto di questa esperienza sociale è raccolta nel sito ufficiale che racconta, aggiorna e aggrega ed è memoria storica dei progetti, le idee e i pensieri di chi ha partecipato e continua a farlo.

martedì 8 dicembre 2009

lunedì 7 dicembre 2009

sabato 5 dicembre 2009

italia rinnovabile

Greenpace ha pubblicato un rapporto che è il primo studio per mostrare i potenziali di crescita delle fonti rinnovabili in Italia per i settori della generazione elettrica, produzione di calore, e trasporti.

Ancora oggi in Italia oltre il 93% dell’energia proviene da fonti fossili inquinanti. Il rapporto descrive un percorso che trasforma l'attuale situazione in un sistema energetico sostenibile.

Le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire oltre il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990.

Qui trovate una sintesi del rapporto.

venerdì 4 dicembre 2009

cominciamo noi

Mancano pochi giorni al summit di Copenaghen a cui si guarda con "cinica speranza", intanto l'ultima inchiesta dell'autorevole rivista New Scientist parla chiaro: "L'attenzione che rivolgiamo ai vertici mondiali sul cambiamento climatico rischia di farci dimenticare questa semplice verità. Qualunque cosa decidano i governi sui tetti alle emissioni di CO2, alla fine i responsabili del disastro ambientale siamo noi, il cambiamento climatico comincia in casa".

L'indagine porta in superfice "cinque eco-crimini che commettiamo ogni giorno", a partire dal caffè della mattina.
L'energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo dai paesi tropicali, infine produrre sei tazzine di espresso al giorno - una a cui in molti arrivano - in un anno generano 175 kg di CO2, cioè quanto un volo di 2000Km.
Un caffè in meno al giorno è un risparmio del 16%.

La toilette: ogni kg di rotoloni fatti con carta igienica "riciclata al 100%", riduce di 30 litri il consumo di acqua e di 3 kilowattora quello di elettricità.

Terzo: la moda usa-e-getta che riempie gli armadi di abiti indossati pochissime volte e spesso per una sola stagione.
Un milione di tonnellate di vestiti semi-nuovi finiscono nella spazzatura ogni anno.

Quarto delitto ambientale: quando la pulizia diventa una ossessione. In Inghilterra è stato calcolato che solo il 7,5% degli indumenti messi in lavatrice sono davvero sporchi. Una famiglia media che manda quattro o cinque lavatrici a settimana crea più di mezza tonnellata di CO2.

Al quinto posto arriva un vero crmine contro l'umanità: il cibo buttato via. Questo che non è solo un eco-crimine è ripugnante e anche il più diffuso. La famiglia americana media getta via il 30% degli alimenti che compra, 48 miliardi di dollari che finiscono nella spazzatura ogni anno.
Il latte fresco buttato via in Inghilterra, per essere prodotto ha creato altrettante emissioni CO2 di 10.000 automobili.

Copenaghen comincia in casa nostra ogni mattina e se la sostenibilità non è una favola tocca a noi scrivere il lieto fine.

venerdì 27 novembre 2009

tab

Mentre in Italia si decide di provatizzare, chissa a quale scopo, la gestione dell'acqua pubblica [bisogno primario dell'individuo] in tutto il mondo nasconno oggetti utilissimi per promuovere il consumo dell'acqua che sgorga dal rubinetto.


321 water [o meglio 3 to 1] è una bottiglia con sistema di filtraggio immediato che ci ricorda che, almeno in Autralia, servono tre litri di acqua per produrne uno [sembra invece che servano 10 litri di acqua per produrre 1 litro di CocaCola].


Hydros Bottle è invece un sistema di filtraggio che entra in funzione al momento della bevuta.



Vapour è definita come anti- bottle, disegnata per stare in tasca quando non serve e riutilizzabile all'infinito.

giovedì 26 novembre 2009

giovedì 29 ottobre 2009

greenbean


Questo blog è iniziato nel dicembre 2007 citando il libro Mondo S.r.l.:

"Inizia l'era della responsabilità sociale, una sfida per tutte le aziende che vogliono restare sul mercato. Ecco alcuni dati:
- il 51% dei maggiori sistemi economici mondiali è costituito da multinazionali e non da nazioni;
- il 40% degli scambi economici globali avviene tra quelle multinazionali;
- solo 21 nazioni hanno un prodotto interno lordo superiore al fatturato annuo di ognuna delle 6 maggiori multinazionali.

Pare che a responsabilità limitata sia rimasto solo il nostro pianeta con le sue risorse non rinnovabili mentre gran parte dell'economia mondiale è nelle mani delle Società per Azioni, ormai più potenti dei governi.

Le decisioni di acquisto non saranno più prese sulla base di paramentri come prezzo, qualità e disponibilità, ma sull'attenzione dedicata ai fattori ambientali, umani ed economici che influiscono sull'intera catena del valore di beni e servizi.

Le imprese più avvedute e intraprendenti si stanno già muovendo per garantirsi un futuro attraverso questi paramentri.

Solo i produttori che sapranno integrare nelle proprie attività questi concetti essenziali verranno premiati sul mercato globale."


In questi due anni la parola sostenibilità è passata sulla bocca di molti, troppi.

Ancora troppo poche sono le aziende che accettano la sfida dell'innovazione, perchè questo è la sostenibilità - la capacità di innovare le proprie strategie di gestione del business.

Marketing manager e imprenditori si dimostrano ancora dubbiosi e tentennano, mentre la crisi erode i profitti e riduce le opportunità per il futuro.

L'alibi resta ancora l'idea che la sostenibilità sia un costo... è vero! Costa in creatività, ingegno e visione.

Spesso l'alibi è anche l'opinione diffusa che il consumatore [non lo chiamerò mai più cosi] non abbia una reale disponibilità a pagare un surplus per prodotti green... è vero, solo in parte.

Ma perchè dovrebbero? La sostenibilità non può essere una tassa sul futuro, non è un optional, è un bisogno primario.

Il consumatore [ooohps... ] pagherà in fiducia, fedeltà e promozione del brand e tanto dovrebbe bastare per dire grazie.

Sul fronte dei consumi la sostenibilità ha superato il concetto di etica, ora è pragmatica, pura e semplice, una situazione binaria: futuro si - futuro no.

Lo scorso 25 settembre ho scritto:
"Ciò che spinge Peter Parker, meglio noto come Spiderman, a non mollare mai, sono le parole pronunciate da suo zio Ben: "Da un grande potere derivano grandi responsabilità".

Se è vero che oggi sono le aziende ad avere il potere di guidare il cambiamento, mi auguro che i manager che le governano abbiano in famiglia uno zio Ben."

Mi piace ricordarlo.

Ora questo blog diventa parte integrante del progetto greenbean.

Un modo per l'agenzia di cui sono co-fondatore di parlare non di se stessa, ma di quello che vede e che sente; un modo per non chiudersi nella logica cliente-agenzia, ma restare quello che vuole essere: un sistema aperto, un aggregatore di idee, persone e professionalità che insieme voglio portare aria nuova nelle piccole e grandi cose, delle persone e delle aziende.

mercoledì 28 ottobre 2009

martedì 27 ottobre 2009

venerdì 25 settembre 2009

memo

Ciò che spinge Peter Parker, meglio noto come Spiderman, a non mollare mai, sono le parole pronunciate da suo zio Ben: "Da un grande potere derivano grandi responsabilità".

Se è vero che oggi sono le aziende ad avere il potere di guidare il cambiamento, mi auguro che i manager che le governano abbiano in famiglia uno zio Ben.

giovedì 24 settembre 2009

sempre di più

L’osservatorio sulla salute e il benessere che Sana conduce ormai da un triennio con un survey su un campione rappresentativo della popolazione mostra con chiarezza quanto le nuove sensibilità ambientali stiano profondamente contagiando le scelte di consumo degli italiani. Prefigurando ormai un green package di consumi che sta divenendo patrimonio condiviso di un segmento consistente della popolazione italiana.

Estremamente diverso da quello radical, rigoroso e integralista, che ha da sempre interessato le frange verdi più politicizzate della popolazione. 44% della popolazione dichiara che l’attenzione dell’impatto ambientale dei consumi e della vita quotidiana è aumentata (11%molto,33% abbastanza, 1% abbastanza o molto diminuita) rispetto ad un anno fa : quasi un italiano su due quindi, un dato davvero clamoroso. Se si considera che non si tratta di una generica affermazione ma una verificata traduzione in comportamenti congruenti in tutti i settori espositivi di Sana : l’alimentazione, il corpo, l’ambiente.

La sensibilità alle problematiche ambientali è in larga misura indotta da un dibattito che ormai è divenuto ricorrente sui media ma anche nei discorsi della quotidianità che sempre più spesso vertono su questi temi. Ridurre l’impronta ambientale significa tutelare la natura e l’ambiente ma anche garantire la propria salute e sicurezza. La salute da variabile indipendente, mi ammalo perché è toccato in sorte proprio a me, sta divenendo una variabile dipendente : entro certi limiti, seguendo certe regole, adottando certi comportamenti e astenendomi da altri, posso influire sul mio stato di salute.

Sono due ordini di motivazioni, che vanno divenendo strettamente interconnesse tra loro, alla base del consumo di prodotti naturali : motivazioni ego riferite che fanno perno principalmente sulla salute, sugli effetti negativi del degrado di questa sul proprio benessere e motivazioni etero riferite che vertono principalmente sulla responsabilizzazione anche individuale per la ecosostenibilità dei consumi e dell’imperativo etico di consegnare alle future generazioni un pianeta ancora vivibile.

Alimentazione ed esercizio fisico sono le due aree privilegiate per questa strategia : l’attenzione a ciò che si mangia esce dall’ambito abituale e depressivo a connotazione ipocondriaca per rivolgersi a scelte vitalistiche che hanno il loro perno proprio in una naturalità reale e non da claim pubblicitario. Quindi anzitutto prodotti biologici – il consumo che si era assestato lo scorso anno dopo i forti incrementi del passato ha ripreso a crescere – indicati come consumo abituale da oltre ¼ degli italiani, una forte ostilità nei confronti degli OGM, una preferenza per i prodotti del territorio. Perché sono più freschi, consumano meno CO2, e si ritengono ( in larga misura a ragione) rispettosi della stagionalità e della biodiversità. Una qualche ombra invece sulla dieta mediterranea probabilmente perché da tempo ignorata nella comunicazione di grandi imprese che pure sono i grandi protagonisti e beneficiari del suo goodwill ( per tutti : i produttori di pasta). Lo spreco alimentare, non solo per la congiuntura economica ma anche perché considerato il più socialmente offensivi tra le forme di spreco, praticamente azzerato.

Infine un riferimento ai comportamenti ecocompatibili: circa un italiano su tre (73%) ha messo in atto almeo un acquisto all’insegna dell’ecocompatibilità ambientale: un trend in impetuoso aumento 54% nel 2007 (primo anno dell’Osservatorio), 61% nel 2008, 72% nel 2009.

(fonte: www.societingblog.com)

mercoledì 23 settembre 2009

N.Y. garbage

E' nato come una sfida, ovvero dimostrare che con il giusto packaging si riesce a vendere qualasiasi cosa.
Con il progetto New York City Garbage (qui il sito ) l'artista Justin Gignac confeziona, in scatole di plastica trasparente, i rifiuti raccolti durante manifestazioni di grande richiamo.
In otto anni circa 1.200 mq di rfiuti sono stati venduti in oltre 25 paesi del mondo, in confezioni da 50$ e 100$.

Una forma di riciclo che non ti aspetti...

domenica 13 settembre 2009

venerdì 11 settembre 2009

le dimensioni contano?

RWN, utility che si occupa della generazione, trasmissione e del commercio di luce e gas e che presidia anche il business dell’acqua, che conta oltre 63.000 dipendenti, ci dice che le dimensioni contano.

Io non credo: conta l'etica, la creatività, la capacità di innovare, le dimensioni aiutano, ma non bastano.

mercoledì 2 settembre 2009

ecodrive

Il ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, la Guida per risparmiare carburante con i consigli e la classifica delle autovetture più "verdi" e l'elenco dei modelli sul mercato con i dati sui consumi e sulle emissioni di Co2 come prevede la direttiva Ue 1999/94 che impone alle case produttrici di mettere a disposizione degli automobilisti-consumatori le informazioni su consumo ed emissioni per la commercializzazione delle vetture nuove.

La guida sarà aggiornata una volta all'anno, oltre ad illustrare gli obiettivi delle azioni e delle misure messe in campo dal nostro Paese nel quadro della lotta al cambiamento climatico, in particolare sul contenimento delle emissioni di gas serra.

Di seguito le regole indicate per una guida eco-sostenibile.

NORME DI GUIDA

1.
Accelerare gradualmente

2. Inserire al più presto la marcia superiore

3. Mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme

4. Guidare in modo attento e morbido evitando brusche frenate e cambi di marcia inutili

5. Decelerare gradualmente rilasciando il pedale dell'acceleratore e tenendo la marcia innestata

6. Spegnere il motore quando si può, ma solo a veicolo fermo.

7. Mantenere la pressione di gonfiaggio degli pneumatici entro i valori raccomandati

8. Rimuovere porta-sci o portapacchi subito dopo l'uso e trasportare nel bagagliaio solo gli oggetti indispensabili mantenendo il veicolo, per quanto possibile, nel proprio stato originale

9. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario

10. Limitare l'uso del climatizzatore

LE CONDIZIONI DEL VEICOLO

1. Curare la manutenzione del veicolo eseguendo i controlli e le registrazioni previste dalla casa costruttrice. In particolare, cambiare l'olio al momento giusto e smaltirlo correttamente.

2. Controllare periodicamente la pressione di gonfiaggio quando gli pneumatici sono freddi, almeno una volta al mese e prima di lunghi percorsi. Pressioni di esercizio troppo basse aumentano significativamente i consumi di carburante in quanto diventa maggiore la resistenza al rotolamento. In tali condizioni, inoltre, lo pneumatico è soggetto ad un'usura più rapida e ad un deterioramento delle prestazioni.

3. Variazioni delle dimensioni degli pneumatici, possono alterare le prestazioni originali.

4. Utilizzare gli pneumatici invernali solo nelle stagioni in cui le condizioni climatiche li rendono necessari in quanto essi causano un incremento dei consumi di carburante oltre che del rumore di rotolamento.

5. Non viaggiare in condizioni di carico gravose: il peso del veicolo ed il suo assetto influenzano fortemente i consumi e la stabilità del veicolo. Ricordare che è vietato superare la massa massima complessiva del veicolo indicata sul libretto di circolazione (veicolo sovraccarico).

6. Togliere portapacchi o portasci dal tetto al termine del loro utilizzo. Questi accessori, infatti, come altre modifiche della carrozzeria quali spoiler o deflettori, peggiorano l'aerodinamica del veicolo influendo negativamente sui consumi di carburante.

7. Evitare di viaggiare con i finestrini aperti in quanto ciò determina un effetto negativo sull'aerodinamica del veicolo e, conseguentemente, sui consumi di carburante.

8. Utilizzare i dispositivi elettrici solo per il tempo necessario. Il lunotto termico del veicolo, i proiettori supplementari, i tergicristalli, la ventola dell'impianto di riscaldamento, assorbono una notevole quantità di corrente, provocando di conseguenza un aumento del consumo di carburante.

9. L'utilizzo del climatizzatore incrementa sensibilmente i consumi, anche del 25% in certe condizioni. Pertanto, quando la temperatura esterna lo consente, evitarne l'uso ed utilizzare preferibilmente gli aeratori.


LO STILE DI GUIDA

1. Dopo l'avviamento del motore è consigliabile partire subito e lentamente, evitando di portare il motore a regimi di rotazione elevati. Non far riscaldare il motore a veicolo fermo, né al regime minimo né a regime elevato: in queste condizioni infatti il motore si scalda più lentamente, aumentando consumi, emissioni ed usura degli organi meccanici.

2. Evitare manovre inutili quali colpi di acceleratore quando si è fermi al semaforo o prima di spegnere il motore. Questo tipo di manovre, infatti, provoca un aumento dei consumi e dell'inquinamento.

3. Spegnere il motore in caso di sosta o di fermata.

4. Selezione delle marce: passare il più presto possibile alla marcia più alta (compatibilmente alla regolarità di funzionamento del motore ed alle condizioni di traffico) senza spingere il motore ad elevati regimi sui rapporti intermedi. Utilizzare marce basse ad elevati regimi per ottenere accelerazioni brillanti comporta un sensibile aumento dei consumi, delle emissioni inquinanti e dell'usura del motore.


5. Velocità del veicolo: il consumo di carburante aumenta esponenzialmente all'aumentare della velocità. Si rende, pertanto, necessario mantenere una velocità moderata e il più possibile uniforme, evitando frenate e riprese superflue che provocano un incremento del consumo di carburante e delle emissioni. Il mantenimento di un'adeguata distanza di sicurezza dal veicolo che precede favorisce un'andatura regolare.

6. Accelerazione: accelerare violentemente bruscamente penalizza notevolmente i consumi e le emissioni. Si consiglia, pertanto, qualora le condizioni di marcia lo consentano, di accelerare con gradualità.

7. Decelerazione: decelerare, preferibilmente, rilasciando il pedale dell'acceleratore e tenendo la marcia innestata, facendo attenzione ad evitare il fuori giri per non danneggiare il motore (in questa modalità il motore non consuma combustibile, se dotato del dispositivo "cut-off").

lunedì 24 agosto 2009

italians

Consumo e consumatore sono di fatto termini ancora oggi filtrati da lenti ideologiche che obbligano gli italiani ad una connotazione negativa. Consumare è associato per noi a "sprecare" o a "esibire"...

... convegono qui le eredità (le 3 C) della cultura sociale italica: la radice contadina, quella cattolica e quella comunista...

... per uno strano percorso infatti i consumatori italiani vogliono il benessere (materiale) ma non vogliono accettare la logica economica da cui questo benessere di fatto discende.

Permane così l'ambivalenza, anzi una latente ostilità verso l'economia (vista come qualcosa di manovrato dai "potenti" contro la gente comune) mentre il benessre rientra ormai nella sfera dei "diritti di base" che non dipendono dal mercato o dai talenti, ma dal solo fatto di "esserci".

Non siamo riusciti a diventare cittadini partecipi e responsabili ma stiamo riuscendo a diventare cittadini-consumatori che esigono prodotti e servizi efficenti, poco costosi, non problematici.

... questa sovrapposizione di identità rischia di portarci ad uno scontento sistematico che non riesce a tradursi in progetto-azione alternativa.

A livello della cultura quotidiana manca ogni conoscenza, anche a livello minimale, dei meccanismi di produzione, di marketing e di economia, mancano conoscenze attendibili sul transgenico, sull'ecologia, sulla complessità dei sistemi istituzionali e produttivi, sull'evoluzione della tecnica e delle sue potenzialità ma anche i limiti applicativi.

Il consumatore medio non vuole pensare che esistano limiti intrinsechi allo sviluppo e cioè, nella sua equazione personale, alla possibilità di avere per se più benessere materiale e uno stile di vita più rilassato.

Preferisce attribuire l'esistenza di questi limiti all'egoismo dei potenti e alla complicità con essi dei politici, oppure allo spreco effettuato da "cittadini di 2° livello" (dai meridionali, dagli immigrati, dai dipendenti statali).

Non vi è spazio mentale ed emotivo per qualcosa come l'etica sociale in senso proprio, caso mai solo per afflavi emotivi di solidarietà, di fratellanza universale, di ecologismo romantico verso la "madre natura".

Non esiste perchè la visione del mondo appare rigorosamente individualistica ed egocentrica, estesa al massimo a clan parentali o corporativi, tutto ciò proprio mentre l'interdipendenza delle economie, delle politiche e della quastione ecologica, oltre che della ricerca scientifica, renderebbero sempre più necessaria una coscenza "planetaria" di appartenenza a questa "terra-patria".

... è nel consumo di oggetti, servizi, evasione, mezzi di comunicazione, esperienze, occasioni sociali di acculturazione, che l'uomo del 3° millenio cerca quel "making sense" della vita quotidiana di cui sembra avere bisogno e che di fatto determina le traiettorie del desiderio e del progetto, il livello di soddisfazione del vivere.

Se lo scenaio (questo scenario) avesse qualche credibilità allora il senso di gruppi di riflessione e di intervento sulla sostenibilità non può limitarsi a cercare soluzioni "razionali" che si pensa possano, proprio perchè tali, convincere attraverso l'evidenza a modificare la forma mentis e i comportamenti.

Sebbene questo compito sia necessario o addirittura indispensabile, è in qualche modo "secondario" rispetto ad un altro compito, che è quello di prendere atto di quanto tutto ciò che quelli di buona volontà potranno comprendere sarà difficile "da spiegare alla gente", anche se possiamo immaginare che il vento stia cambiando, che rinasca una voglia di eticità e che le aziende possano costituirsi motore di questa evoluzione etica laddove la politica non sembra in grado di suscitare e governare.


(fonte: PLANOMIA - Sostenibilità e comportamenti di consumo - Giovanni Siri)