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lunedì 12 gennaio 2009

origami

Basta poco, veramente poco.

mercoledì 17 dicembre 2008

plan A

Circa 2 anni fa Mark&Spencer ha lanciato il proprio piano di sostenibilità, denominato Plan A, suddiviso in 100 eco-obiettivi da raggiungere in 5 anni. L’azienda, cercando costantemente la collaborazione con i propri clienti e fornitori, ha intrapreso la tortuosa strada per combattere il cambiamento climatico, ridurre i rifiuti, salvaguardare le risorse naturali, promuovere un commercio equo e solidale, tutelare la salute.

Questo video illustra i risultati raggiunti fino ad ora.

Non esiste un Plan B.

lunedì 8 dicembre 2008

ecopallet

Fino ad ora ho dedicato pochi post citando esplicitamente aziende che hanno saputo dare un segnale forte nell'ambito della sostenibilità, sicuramente uno spazio merita PALM S.p.A.,

La sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale d’impresa sono passate, in pochi anni, da opzione strategica a emergenza, ancora più pressante oggi a causa delle crisi economiche, finanziarie ed etiche che caratterizzano le principali economie del mondo, non solo occidentale.

Non è più un’opinione, ma una certezza, il fatto che solo le imprese che sapranno maggiormente impegnarsi nelle pratiche di responsabilità sociale e di sostenibilità ambientale usciranno prima e rafforzate dall’attuale crisi, garantendosi crescita e sviluppo.

In questo contesto tutto il comparto produttivo e distributivo deve maturare la consapevolezza della necessità di nuove linee guida da seguire in tutte le operazioni di acquisto, sia dirette che indirette, per un controllo efficace della catena di fornitura.

Ecco quindi che le professionalità presenti in azienda debbono darsi come priorità quella di ridurre l’impatto ambientale del ciclo produttivo, con una visione a largo spettro, obbligandosi a richiedere prodotti e servizi a basso impatto, puntando su materie prime di origine certificata, facilmente riutilizzabili, riciclabili e smaltibili.

La Green Supply Chain diviene quindi un obiettivo strategico, raggiungibile solo ragionando in termini di eco-efficienza fin dalla progettazione del prodotto, con un approccio “from cradle to grave” che garantisca un alto livello di eco-compatibilità del prodotto per tutto il suo ciclo di vita (Life Cycle Thinking).

Pedina fondamentale, se non chiave di volta, del sistema produttivo e distributivo, diventa allora il pallet, supporto concreto e metafora perfetta, dello sviluppo sostenibile.

Tutti i professionisti della logistica e degli acquisti sanno quale ruolo svolga oggi il pallet, divenuto indispensabile strumento di lavoro nella movimentazione delle merci.

Consapevole del ruolo di questo strumento, in una logica di Green Supply Chain, PALM S.p.A. già da diversi anni ha sviluppato un processo virtuoso di produzione che le ha consentito il raggiungimento di una posizione di leadership.

E’ nato così Green Pallet (www.greenpallet.it), un prodotto 100% sostenibile in virtù della sua progettazione e realizzazione, basata sul rispetto dei principi di eco-design (riduzione del peso e del volume delle materie prime impiegate), uso esclusivo di legname certificato FSC o PEFC (per combattere il taglio illegale e sostenere la corretta gestione di boschi e foreste), uso di energia da fonti rinnovabili nello stabilimento di produzione.

Ulteriore sviluppo del Green Pallet è poi divenuto il Pallet a km0, prodotto che alle caratteristiche di cui sopra, somma la provenienza del legname, reperito nel territorio, con conseguente abbattimento dell’impatto dei trasporti e sviluppo dell’economia locale.

PALM S.p.A. è però consapevole che essere virtuosi non è sufficiente se non si è in grado di interagire con gli altri operatori del mercato.

Per questa ragione PALM S.p.A. ha promosso, ed è attore principale, di network di imprese che hanno nella sostenibilità la loro mission condivisa, network che sono diventati veri “social network d’impresa” e che promuovono il livello 2.0 della sostenibilità.

Imprese amiche dell’Ambiente: raggruppa aziende sensibili alla sostenibilità ambientale, definisce linee guida da seguire e diffonde le best practices (fare rete).

AssoSCAI (Associazione per lo Sviluppo della Competitività Ambientale d’Impresa): ha la mission di sviluppare una nuova cultura imprenditoriale e promuove la corretta gestione ambientale attraverso il rilascio dell’etichetta ambientale che certifica il rispetto degli standard ISO 14021:2002 (fare sistema).

Acquisti&Sostenibilità: associazione no-profit, per creare valore sociale in campo economico e ambientale, attraverso il controllo della catena di fornitura (fare valore).

PALM S.p.A. non si limita quindi ad offrire un prodotto, ma mette a disposizione di imprese e distribuzione risposte sociali rilevanti per il consumatore finale, che con sempre maggior forza e capacità di controllo, richiede prodotti e servizi che sappiano essere vettori di sviluppo sostenibile oggi e per le generazioni future, in termini di impatto ambientale, sicurezza, salute ed etica.

sabato 22 novembre 2008

fango


Io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo

sotto un cielo di stelle e di satelliti
tra i colpevoli le vittime e i superstiti
un cane abbaia alla luna
un uomo guarda la sua mano
sembra quella di suo padre
quando da bambino
lo prendeva come niente e lo sollevava su
era bello il panorama visto dall'alto
si gettava sulle cose prima del pensiero
la sua mano era piccina ma afferrava il mondo intero
ora la città è un film straniero senza sottotitoli
le scale da salire sono scivoli, scivoli, scivoli
il ghiaccio sulle cose
la tele dice che le strade son pericolose
ma l'unico pericolo che sento veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
il profumo dei fiori l'odore della città
il suono dei motorini il sapore della pizza
le lacrime di una mamma le idee di uno studente
gli incroci possibili in una piazza
di stare con le antenne alzate verso il cielo
io lo so che non sono solo

io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

la città un film straniero senza sottotitoli
una pentola che cuoce pezzi di dialoghi
come stai quanto costa che ore sono
che succede che si dice chi ci crede
e allora ci si vede
ci si sente soli dalla parte del bersaglio
e diventi un appestato quando fai uno sbaglio
un cartello di sei metri dice tutto è intorno a te
ma ti guardi intorno e invece non c'è niente
un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che
hanno ancora il coraggio di innamorarsi
e una musica che pompa sangue nelle vene
e che fa venire voglia di svegliarsi e di alzarsi
smettere di lamentarsi
che l'unico pericolo che senti veramente
è quello di non riuscire più a sentire niente
di non riuscire più a sentire niente
il battito di un cuore dentro al petto
la passione che fa crescere un progetto
l'appetito la sete l'evoluzione in atto
l'energia che si scatena in un contatto

io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango
io lo so che non sono solo
anche quando sono solo
io lo so che non sono solo
e rido e piango e mi fondo con il cielo e con il fango

e mi fondo con il cielo e con il fango
e mi fondo con il cielo e con il fango

(jovanotti)

giovedì 30 ottobre 2008

ecofoot

Secondo il Living Planet Report 2008 l’impronta ecologica dell’Italia rispetto ai dati disponibili al 2005 è di 4,8 ettari globali pro capite, biocapacità 1,2 ettari pro capite (popolazione 58 milioni). L’Italia è al 24° posto nella lista delle maggiori impronte ecologiche del mondo.

Ecco alcuni dei dati più significativi sulle impronte ecologiche di alcuni paesi resi noti dal Living Planet
Report 2008:
- Cina, impronta ecologica, ettari globali pro capite 2,1 - biocapacità 0,9 (popolazione 1 miliardo 323 milioni)
- India, impronta ecologica 0,9 - biocapacità 0,4 (popolazione 1 miliardo 103 milioni)
- Australia, impronta ecologica 7,8 - biocapacità 15,4 (popolazione 20 milioni)

- Stati Uniti, impronta ecologica 9,4 - biocapacità 5,0 (popolazione al 2005, 298 milioni, oggi hanno sorpassato i 300 milioni)
- Brasile, impronta ecologica 2,4 - biocapacità 7,3 (popolazione 186 milioni)
- Germania, impronta ecologica 4,2 - biocapacità 1,9 (popolazione quasi 83 milioni)
- Regno Unito, impronta ecologica 5,3 - biocapacità 1,6 (popolazione quasi 60 milioni)
- Etiopia, impronta ecologica 1,4 - biocapacità 1,0 (popolazione 77,4 milioni).

È evidente che se continuiamo imperterriti ad incrementare la nostra impronta ecologica a livello
mondiale, non faremo altro che aumentare il nostro debito ecologico, inficiando significativamente le nostre stesse probabilità di sopravvivenza.

Se infatti dovesse persistere il trend in uno scenario BAU
(Business as Usual) che ci ha condotto ad un livello di “sorpasso”, rispetto alle capacità bioproduttive dei nostri sistemi naturali, paragonabile al 30% nel 2005, raggiungeremo il 100% nel decennio del 2030.

L’impronta idrica del nostro paese

Per quanto riguarda l’impronta idrica, l’Italia si trova al 4° posto nella classifica mondiale riguardante l’impronta idrica del consumo, che costituisce il volume totale di risorse idriche utilizzate per produrre i beni e i servizi consumati dagli abitanti della nazione stessa (questo indicatore è costituito da due componenti e cioè l’impronta idrica interna, che è composta dalla quantità di acqua necessaria per produrre beni e servizi realizzati e consumati internamente al paese, e dall’impronta idrica esterna, che deriva dal consumo delle merci importate e calcola, quindi, l’acqua utilizzata per le produzioni delle merci dal paese esportatore).

L’Italia è quindi al 4° posto con un consumo di 2.332 metri cubi pro capite annui (dei quali 1.142 interni
e 1.190 esterni). Davanti a noi abbiamo, nell’ordine, USA, Grecia e Malesia, dietro di noi, Spagna, Portogallo, Canada ecc.

Emissioni di gas che incrementano l’effetto serra naturale
Nel 2005 le emissioni di gas che incrementano l’effetto serra naturale hanno raggiunto oltre 580 milioni di tonnellate di CO2 equivalente, tanto da trasformare l’Italia nel terzo paese europeo per emissioni (eravamo il 5° nel 1990 e il 4° nel 2000). Nel 2006 il dato è salito a 567,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Tra il 1990 e il 2005 le emissioni di gas serra in Italia sono cresciute complessivamente di 62,70 milioni di tonnellate di CO2 equivalente. Nel 2006 le emissioni sono ancora cresciute dello 0,3% rispetto ad una riduzione dello 0,8% su scala europea. L’Italia è uno dei pochi paesi europei (insieme ad Austria, Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna) che ha registrato un incremento delle emissioni rispetto ai valori del 1990.

A causa della crescita delle emissioni delle industrie energetiche e dei trasporti, l’Italia non sarà
prevedibilmente in condizione di raggiungere l’obiettivo di Kyoto con sole misure domestiche.

Flussi di materia

Grazie ai puntuali lavori della contabilità ambientale dell’ISTAT anche il nostro paese comincia ad avere dati sui flussi di materia prodotti dalla nostra economia. L’applicazione al nostro paese dei metodi di calcolo, standardizzati da EUROSTAT, relativi al Fabbisogno Materiale Totale (Total Material Requirements) ha consentito di avere i primi dati su tutti i flussi di materia, utilizzati e non, che nei periodi contabili presi in considerazione hanno reso possibile direttamente o indirettamente il funzionamento dell’economia italiana.

Nel periodo dal 1980 al 2004 il Fabbisogno Materiale Totale (FMT) è cresciuto del 31,8 %. Tale
crescita è dovuta ai flussi relativi alle importazioni. Infatti le estrazioni interne, di materiali utilizzati e non, hanno segnato nel 2004 una diminuzione del 13% rispetto al 1980.

In particolare la
crescita del FMT è dovuta soprattutto ai flussi indiretti associati alle importazioni, che sono aumentati del 79,5%, passando dal 38% a circa il 52% del FMT. Ciò indica come le attività economiche del nostro paese, pur non coinvolgendo una crescente quantità di materia, abbiano richiesto il prelievo di sempre maggiori quantità di materia vergine dai sistemi naturali del resto del mondo.

Tenendo conto di altri indicatori utilizzati nei metodi standardizzati EUROSTAT (Economy-wide
Material Flows Accounts, vedasi Eurostat, 2001 “Economy-wide material flow accounts and derived indicators. A methodological guide”), come il Consumo Materiale Interno, l’Estrazione Interna Totale e il Consumo Materiale Totale, si può affermare che nel periodo 1980-2004 è cresciuta l’efficienza globale al cui terminale vi sono i bisogni degli italiani (espressa dal rapporto tra il Consumo Materiale Totale e le risorse economiche disponibili per usi interni), è diminuita la quantità di materiale direttamente prelevata dal territorio nazionale (espressa dall’indicatore dell’Estrazione Interna Totale), sono rimaste sostanzialmente stabili le pressioni sul territorio nazionale (espresse dal Consumo Materiale Interno anche se con un incremento a partire dal 1990), ma è cresciuta la domanda di risorse naturali e servizi ambientali a carico dei sistemi naturali globali implicita nei modelli di consumo e investimento degli italiani.

Ciclo dei rifiuti
Dal 1997 al 2004 è stato registrato un incremento di quasi il 60% della produzione totale di rifiuti nel nostro paese. Tale produzione è passata da circa 87,5 milioni di tonnellate del 1997 a poco meno di 140 milioni di tonnellate nel 2004. Il tasso medio di crescita annua è stato di circa il 7%. Anche per i rifiuti urbani, dopo una fase di crescita contenuta, si è assistito ad un’accelerazione della produzione con un incremento percentuale, tra il 2003 ed il 2005, del 5,5% raggiungendo una quantità di circa 31,7 milioni di tonnellate. Nel 2006 i rifiuti urbani hanno raggiunto i 32,5 milioni di tonnellate. Il valore pro capite è di 539 kg abitante l’anno.

La situazione e lo scenario prevedibile sono in contrasto con gli indirizzi strategici e regolamentari
dell’Unione Europea che pone come priorità assoluta la prevenzione quantitativa e qualitativa dei rifiuti.

Fragilità territoriale

Attualmente circa il 10% del nostro Paese è classificato a elevato rischio a causa di alluvioni, frane e valanghe, interessando totalmente o in parte il territorio di oltre 6.600 comuni italiani.

Il
censimento aggiornato nel gennaio 2006 indica che su circa 30.000 kmq di aree ad alta criticità, il 58% di esse appartiene ad aree in frana, mentre il 42% ad aree esondabili. I risultati evidenziano una situazione di assoluta fragilità del territorio italiano aggravata dal fatto che più dei 2/3 delle aree esposte a rischio interessano centri urbani, infrastrutture e aree produttive strettamente connesse con lo sviluppo economico e sociale del Paese. Le attività di pressione antropica sul nostro territorio così come gli effetti del mutamento climatico, intervengono su ambienti già naturalmente fragili o delicati; diventa quindi per questo sempre più urgente un’azione concreta e puntuale di ripristino ecologico del nostro territorio.


(fonte WWF)

giovedì 17 luglio 2008

giovedì 12 giugno 2008

dosomething map

Qui sopra avete trovato una semplice quanto efficace mappa delle azioni che ognuno di noi può compiere per dare un contributo alla riduzione del riscaldamento globale, qui trovate quelle correlate, che propongono possibili azioni. Una sfida per ciascuno di noi, un'opportunità per le aziende per orientarsi e trovare un loro posizionamento sostenibile.

domenica 25 maggio 2008

l'articolazione del movimento

Sfiora il miliardo di euro all’anno l’importo degli investimenti effettuati dalle grandi aziende a favore del sociale, la cultura, l’ambiente, il territorio e le risorse umane: è quanto emerge dal III° Rapporto Nazionale sull’impegno sociale delle aziende realizzato da Errepi Comunicazione e SWG e presentato a Roma nel corso di un convegno organizzato all’Università LUMSA, cui hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, dell’Università e di enti e aziende come Chiquita, Fondazione Chiesi, Novartis, Terna, Henkel e Vodafone.

Nel 2007 oltre il 65% delle imprese italiane con più di 100 dipendenti ha realizzato almeno un’iniziativa di carattere sociale, aumentando rispetto al 2004 il valore degli investimenti globali, passati da 845 milioni di euro a 951 milioni di euro.

Tra i settori di intervento privilegiati spicca il sostegno umanitario e la solidarietà (52%), seguito dalla realizzazione di mostre e iniziative culturali (35%), e dall’erogazione di servizi specifici per il personale interno (31%).

Particolarmente significativo, poi, il dato relativo alle modalità di intervento: se nel 2004 ben il 73,1% delle aziende si limitava ad erogare un contributo economico diretto per la realizzazione del progetto, oggi tale percentuale si è notevolmente ridotta (32,6%), a testimonianza di come le imprese comincino ad assumere un ruolo più attivo nell’ideazione e realizzazione dei progetti di CSR su cui decidono di investire.

“Il modo di intendere la responsabilità sociale è molto cambiato negli ultimi dieci anni – ha sottolineato Roberto Orsi, Presidente di Errepi Comunicazione e coordinatore del rapporto – e oggi si avverte la volontà di molte aziende di incrementare ulteriormente le risorse disponibili e a mettere in campo nuove iniziative, sempre più integrate con il resto della gestione d’impresa ”.

In cima all’interesse delle aziende si conferma il territorio all’interno del quale operano, ribadisce l’indagine, patrocinata da AIDP Lazio, Comune di Roma, UnionCamere, CNEL e Ministero della Solidarietà, che rivela, inoltre, come un’azienda su due abbia adottato un proprio codice etico, un’azienda su tre rediga il bilancio sociale e sempre un’azienda su tre preveda una figura professionale interna dedicata alla responsabilità sociale. Da evidenziare, infine, che più del 75% delle aziende auspica un confronto periodico sui temi dell’impegno sociale con le istituzioni.

Sono buone infine le prospettive per il futuro: l’importo medio pro capite degli investimenti nel sociale si è infatti incrementato di oltre il 50% passando dai 110.000 euro del 2001 ai 169.000 euro del 2007 e per l’anno in corso è previsto un altro importante balzo in avanti, fin sopra la soglia dei 200.000 euro.


fonte: errepi comunicazione

domenica 18 maggio 2008

go green

Sono disponibili i risultati della ricerca “Ipsos MORI”, 2007, pubblicata da b&p communication e commissionata da Tandberg.

Di seguito riporto le principali considerazioni, la ricerca completa potete scaricarla qui

L’indagine Tandberg/Ipsos MORI ha rivelato l’importanza di un comportamento responsabile verso l’ambiente per aumentare il “corporate brand equity” e il “competitive advantage”.

Più della metà dei consumatori globali intervistati ha detto che preferirebbe comprare prodotti e servizi da un’azienda con una buona reputazione ambientale e quasi l’80% degli impiegati globali crede che lavorare per una organizzazione etica a livello ambientale sia importante.
Questa ricerca rappresenta 1 miliardo di consumatori e più di 700 milioni di impiegati in tutto il mondo. (…)

Nonostante il fatto che abbiano indicato la preferenza a comprare prodotti “green” e a lavorare per le organizzazioni responsabili verso l’ambiente, un sorprendente 32% degli intervistati ha ammesso che non ha ancora attuato azioni personali per ridurre i cambiamenti climatici. Stanno aspettando che quei prodotti e servizi diventino facilmente accessibili, oppure che i governi e i posti di lavoro facciano un passo avanti e stabiliscano la priorità?

Più della metà degli intervistati crede che il governo dovrebbe assumere una posizione nel limitare gli effetti dei cambiamenti climatici, citando come guida chiave nel movimento ambientale per il 47% i governi nazionali e per l’11% le istituzioni internazionali.
(…)

Il 12% degli intervistati è convinto che i commerci/aziende avrebbero dovuto assumere la guida per limitare gli effetti dei cambiamenti ambientali.
Ad esempio, sviluppare e cercare nuove tecnologie “environmentally-friendly” è stato indicato come un fattore fondamentale al fine di portare ad un aumento di responsabilità aziendale verso l’ambiente.

Programmi di riciclaggio, programmi per la riduzione di acqua/rifiuti e acquisti “environmentally friendly” sono già visti come iniziative efficaci in azienda. Impiegati di alcuni mercati hanno indicato il “competitive positioning” e il timore di pubblicità negativa come preoccupazioni che potrebbero spingere le loro organizzazioni a diventare più “environmentally-friendly”, dimostrando che la percezione esterna della marca può avere un effetto notevole sulla decisione di un’azienda di diventare “go green”.

L’indagine rivela alcune informazioni essenziali per le aziende che stiano cercando di costruire una loro marca in territori ben specifici del mondo e con “target markets” particolari. Nonostante il fatto che ci siano differenze interessanti fra i paesi intervistati e anche qualche differenza fra certi gruppi demografici all’interno dei paesi individuati, questo sondaggio indica che grossi gruppi di clienti, impiegati, soci e investitori nel mondo stanno pensando ripetutamente a questa questione a livelli differenti. (...)

Questa indagine, una delle più grandi del genere, ha rivelato quindi qualche tendenza importante. Forse la più rilevante riguarda l’impatto che le azioni decise dalle aziende verso i cambiamenti climatici hanno sulla percezione delle loro marche aziendali da parte dei clienti e degli impiegati. (…)

Gli impiegati vogliono sentirsi sicuri sapendo che le organizzazioni per cui lavorano abbiano un piano “verde,” e che stiano effettuando le pratiche e i programmi per ridurre i loro consumi energetici.
(…)

Le tecnologie che riducono il consumo d’energia, i rifiuti e i viaggi dimostrano grande promessa per le organizzazioni che stiano cercando di aumentare la loro reputazione “verde” e il loro vantaggio competitivo. L’adozione di tecnologie “verdi” è destinato a continuare, visto che sempre più aziende riconoscono la necessità di implementare programmi ambientali misurabili e concentrarsi sui bisogni della mano d’opera più giovane.
Globalmente, i giovani sono più favorevoli ad accogliere l’uso della nuova tecnologia per aiutare ad affrontare i cambiamenti climatici. (…)

Con le numerose campagne su come diventare “carbon neutral”, il messaggio inerente i cambiamenti climatici sta sicuramente raggiungendo la popolazione.
Tuttavia, a meno che gli individui e le aziende siano pronti ad agire in prima persona e ad essere responsabili per ridurre i loro consumi energetici quotidiani, è difficile immaginare come potremmo procedere insieme, nel breve termine, e fare LA differenza abbastanza grande da essere utile per il pianeta.

Una cosa è certa: dobbiamo tutti, individui e organizzazioni, agire direttamente e affrontare il riscaldamento globale insieme e velocemente.

lunedì 5 maggio 2008

venerdì 18 aprile 2008

misurare la sensibilità

L’ultimo progetto “di ascolto” di Enel sembra essere un ottimo esempio di dispersione del potere e di maggiore coinvolgimento dei vari portatori di interessi che non un semplice sondaggio.

Il Sustanaibility Meter mette direttamente in contatto azienda
e utenti/portatori di interessi. Lo scopo è comprendere quanto l'idea di sostenibilità dei consumatori sia vicino a quello di Enel, calcolandone l’eventuale distanza, e comprendere come colmarla, intervenendo sulle strategie aziendali.


Rispondendo a 24 quesiti suddivisi per area di interesse attraverso una scala di "importanza", il Sustainability Meter determina la
sensibilità di ogni utente/stakeholder rispetto alle tre variabili fondamentali della responsabilità sociale - ambiente - società - economia.

La metodologia è quindi un mezzo semplice ed immediato per attivare una conversazione con il consumatore, coinvolgendolo nella definizione delle strategie aziendali, certamente senza vincolarsi, ma l'aver invitato i consumatori a tratteggiare i “contorni” di un concetto come quello della responsabilità sociale d’impresa, è un grande passo avanti.

giovedì 10 aprile 2008

accadueo

Da do the green thing l’invito per il mese di aprile: non smettere di farsi la doccia ma farsela, la doccia, usando meno acqua.

mercoledì 9 aprile 2008

caccia all'errore


Bella campagna, finalmente un impegno concreto per un problema enorme... Benetton da tempo ci ha abituati a campagne pubblicitarie con la pretesa di un ruolo sociale, qui sembra sia stato fatto un passo in avanti, con un coinvolgimento reale... però su Google potete trovare ancora circa 226.000 pagine che raccontano di cosa la famiglia Benetton abbia fatto in Argentina... e nulla che racconti di come abbiano rimediato.

Il web rende tutto trasparente, il controllo del brand lo hanno i consumatori, non l'azienda... si faccia più attenzione!

lunedì 31 marzo 2008

falla semplice

Il fondamento della CSR risiede nella sostenibilità, che non va intesa solo come valore ambientalista ma, più in generale, come valore legato ad un equilibrato utilizzo delle risorse, naturali, finanziarie e umane che siano.

Le aziende (tutte le aziende) sono parte del problema e debbono quindi fare uno sforzo quotidiano per diventare parte della soluzione.

Ecco allora che la scelta di realizzare la propria comunicazione utilizzando quelle che, solo apparentemente, sembrano semplici animazioni, in motion graphic o 3D, diventa una scelta strategica, un media, con cui l’azienda comunica il proprio impegno nella sostenibilità anche nel momento e nelle modalità con cui lo fa.

Non si spostano persone e mezzi, non si brucia energia, non si spreca pellicola, costumi e scenografie, serve solo tanta creatività e la capacità di utilizzare al meglio ciò che la tecnologia offre.

L'animazione non è più solo un linguaggio è anche un messaggio.

L'animazione è il modo più semplice, creativo e sostenibile per parlare del proprio brand, con rispetto.

sabato 29 marzo 2008

earth hour 2008

Scatta l'ora della terra: l'evento mondiale patrocinato dal Wwf vede oltre 380 città spegnere i monumenti più importanti, uffici, scuole, edifici privati dalle 20 alle 21 ora locale. Un messaggio universale da lanciare a tutti i governi al fine di tagliare le emissioni di gas serra. Dal Colosseo al Golden Gate, dall'Opera House di Sydney alle cascate del Niagara oggi per un'ora si spengono le luci sui monumenti simbolo delle principali città del mondo. Oltre 30 milioni di cittadini possono scegliere di fare un gesto salva-clima. L'idea è quella di coinvolgere nello stesso giorno dell'anno quante più persone possibili ai capi opposti del mondo allo scopo di tagliare le emissioni inquinanti e agire per fermare i cambiamenti climatici.

Alle 20 tocca a Roma, che spegne il Colosseo, e a Venezia - la città simbolo della minaccia dei cambiamenti climatici - che lascia al buio la sede del Municipio Cà Farsetti sul Canal Grande e la torre di Mestre.

Il giro del mondo dell'Ora della Terra è iniziato giovedì sera con Tel Aviv, ed è ripreso questa mattina in Nuova Zelanda, nelle Isole Fiji e nel piccolo arcipelago di Tuvalu, uno dei più minacciati dal pericolo dell'innalzamento dei mari.

E' stato il Wwf Australia che l'anno scorso ha ideato l'evento. Quest'anno a Sydney si sono spenti l'Opera House e l'Harbour Bridge. Poi via via è toccato a Seul, Perth, Manila e Kuala Lumpur. La maratona prosegue a Bangkok, Giakarta, Dacca, Bangalore e Mumbai. Hanno aderito anche Dubai e Kuwait. Alle 19 ora italiana è la volta di Damasco, As-Salt, Kfar-Saba. In Europa i primi a partecipare all'avvenimento sono Sofia ed Espoo in Finlandia, a seguire Budapest, Ginevra, Varsavia.

Per il Wwf Italia la manifestazione rappresenta l'avvio della piattaforma virtuale di GenerAzione clima che attiverà quest'anno sei cantieri: piccoli impegni concreti, efficienza energetica, trasporti, normativa, biodiversità, aziende. Per la crescita della comunità è fondamentale la partecipazione concreta di tutti a favore di una riduzione del 30% delle emissioni entro il 2020. Il sito generazioneclima.wwf.it sarà la piazza virtuale del countdown Wwf al 2020, un luogo in cui tutti sono chiamati a dare il proprio contributo attraverso l'assunzione di impegni concreti a partire dall'appuntamento di Earth Hour. (www.repubblica.it)

Io nel mio piccolo ho oscurato TH!NK

giovedì 27 marzo 2008

save today, save tomorrow

Eco-spot, riciclato!

lunedì 17 marzo 2008

tanchiù bob

"Non troveremo mai un
fine per la nazione
né una nostra personale
soddisfazione nel mero
perseguimento del
benessere economico,
nell'ammassare senza
fine beni terreni.

Non possiamo misurare
lo spirito nazionale
sulla base dell'indice
Dow-Jones, né i successi
del paese sulla base del
prodotto nazionale lordo.

Il prodotto nazionale lordo comprende anche
l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette,
e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle
carneficine dei fine-settimana.

Il prodotto nazionale lordo mette nel conto le serrature
speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni
per coloro che cercano di forzarle.

Comprende la distruzione delle sequoie e la morte della
fauna nel Lago Superiore. Comprende programmi televisivi
che
valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti
ai nostri bambini.

Cresce con la produzione di napalm, missili e testate
nucleari, e comprende anche la ricerca per migliorare
la disseminazione della peste bubbonica. Il prodotto
nazionale lordo si accresce con gli equipaggiamenti
che la polizia usa per sedare le rivolte nelle nostre città,
e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si
ricostruiscono i bassifondi popolari.

E se il prodotto nazionale lordo comprende tutto questo,
non calcola però molte altre cose.
Non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della
qualità della loro educazione o della gioia dei loro
momenti di svago.

E' indifferente alla decenza del luogo di lavoro o alla
sicurezza nelle nostre strade. Non comprende la bellezza
della nostra poesia o la solidità dei valori familiari,
l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri
pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia
nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il prodotto nazionale lordo non misura né la nostra arguzia
né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra
conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al
nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende
la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere
orgogliosi di essere americani."


(Robert Kennedy - 18 marzo 1968)

sabato 15 marzo 2008

da noi nulla?


(…) Il Governo spagnolo ha creato, lo scorso 15 febbraio 2008, un Consiglio Statale per la Responsabilità Sociale d’Impresa attraverso un Decreto Reale (221/2008), che ne regola composizione, obiettivi e funzionamento.

Il Consiglio sarà un organo interministeriale, a carattere consultivo, multi-stakeholder (è composto infatti da rappresentanti di: associazioni di impresa, sindacati, altre organizzazioni rilevanti per la CSR, pubbliche amministrazioni; Presidente è Ministro del Lavoro e Affari Sociali) e paritetico.

Il Consiglio è incaricato dello sviluppo e dell’implementazione delle politiche di CSR, attraverso la realizzazione di varie iniziative come creazione di Forum di discussione tra i soggetti più rappresentativi in questo campo, analisi dello sviluppo della CSR in Spagna, UE e altri paesi (…)


(Fonte: Sodalitas CSR Monitor)

mercoledì 12 marzo 2008

date una chance ai fagioli

Quanto l’olio di frittura utilizzato nei McDonald’s fosse simile al petrolio l’abbiamo pensato tutti, ma che questo stesso olio passi dalla padella all’automobile potrebbe sembrare uno scherzo, invece è questo il percorso che farà l'olio da cucina usato per preparare hamburger e patatine.

Così ha deciso McDonald’s. La famosa catena di fast food americana convertirà la sua flotta di furgoni per la consegna, in modo da poter utilizzare come carburante un biodiesel ricavato dal suo stesso olio da cucina riciclato.

La McDonald's punta ad adeguare tutti i suoi 155 veicoli entro il 2008, perché possano usare al più presto il biodiesel che sarà composto per l’85% di olio da cucina usato e raccolto dai 900 ristoranti McDonald’s e per il 15% dall’olio di semi di colza.

Intanto in un recente report delle Nazioni unite si dichiara che la produzione di carne è tra le prime 3 fonti di CO2, responsabile per il 18% del totale delle emissioni, più dell’industria dei trasporti.

Per produrre 1 kg di carne si producono 34,6 kg di CO2. Inoltre i bovini, notoriamente flatulenti, sono responsabili per il 37% delle emissioni globali di metano.

Andateci piano con la carne, date una chance ai fagioli.