venerdì 11 dicembre 2009
parole per il futuro
BRASILE Meglio tardi che mai. Per decenni il Brasile è stato responsabile della deforestazione dell'Amazzonia, una devastazione che minaccia la sicurezza di uno degli ecosistemi fondamentali. Oggi il governo di Lula ha cambiato rotta: Copenaghen può essere il momento di rendere ufficiale la svolta.
CINA E' il paese che emette più anidride carbonica di tutti gli altri. Ma sta già pagando un prezzo pesante, in termini di vite umane, al cambiamento climatico. Se potesse scegliere tra il carbone e le tecnologie più avanzate della terza rivoluzione industriale cosa farebbe?
EFFICIENZA ENERGETICA E' la base per il riassetto energetico. Molti tagli di emissioni si possono realizzare eliminando gli sprechi e l'inefficienza.
FONDI I fondi per il trasferimento delle tecnologie avanzate ai paesi meno industrializzati sono un atto di giustizia: non si può penalizzare proprio chi è stato escluso dalla seconda rivoluzione industriale. Bisogna permettere a questi paesi di fare il salto della rana passando direttamente alla Terza rivoluzione industriale.
IDROGENO Le rinnovabili sono una fonte pulita ma non costante: c'è bisogno di un serbatoio per immagazzinare l'energia prodotta durante i momenti di picco. Questo serbatoio è l'idrogeno che permette anche di riutilizzare in modo flessibile l'energia accumulata.
KYOTO E' stato il momento che ha segnato l'inizio del percorso dalla geopolitica alla politica della biosfera.
LAVORO La Terza rivoluzione industriale dà spazio a sistemi labour intensive e produrrà milioni di posti di lavoro.
NUCLEARE Il nucleare è la tecnologia della guerra fredda. In più di mezzo secolo non ha risolto i suoi problemi, anzi li ha aggravati: rischi di incidenti durante tutte le fasi del ciclo di produzione, rischio terrorismo, rischio scorie. E nessun beneficio economico.
OBAMA La svolta di Obama è la premessa per un cambiamento che dovrà essere molto più radicale: senza la visione d'assieme, senza la capacità di pensare a lungo termine, il rilancio delle fonti rinnovabili è privo di solide basi.
POST KYOTO La conferenza di Copenaghen può avere successo se si fa il salto dalla prospettiva degli obblighi a quella delle opportunità. Invece di pensare solo a quantificare quello che non si deve fare bisogna cominciare a dire quante fonti rinnovabili, quanti edifici sostenibili, quanto idrogeno, quante smart grid deve realizzare ogni paese.
RINNOVABILI Sono il primo pilastro della terza rivoluzione industriale. Due regioni spagnole, la Navarra e l'Aragona, in dieci anni sono arrivate al 70 per cento di elettricità da fonti pulite. Perché non fare altrettanto?
SCETTICI E' un gruppetto inesistente sotto il profilo scientifico. Riescono ad avere visibilità perché sono supportati dalle lobby delle vecchie fonti energetiche che li usano per seminare dubbi nell'opinione pubblica.
TERZA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE Permette sia lo sviluppo economico che la riduzione delle emissioni serra. Poggia su quattro pilastri: le energie rinnovabili, gli edifici sostenibili, l'idrogeno e le reti intelligenti, le smart grid per distribuire l'energia secondo il modello del web. La Terza rivoluzione industriale significa spostare il potere dalle oligarchie che gestiscono le grandi centrali elettriche alle persone. Oggi parliamo attraverso Skype e si creano network liberi di scambio e condivisione delle informazioni. Perché non farlo con l'energia?
UNIONE EUROPEA E' stata l'apripista della battaglia per la difesa della biosfera. E lo ha fatto in condizioni di isolamento e di grande difficoltà. Ora può guardare con più fiducia al futuro, soprattutto se saprà sfruttare le sue grandi potenzialità.
VEGETARIANI La seconda causa di cambiamento climatico al mondo è l'emissione di CO2 derivante dall'allevamento di animali, ovvero dalla grande quantità di carne che consumiamo. Per abbattere le emissioni bisogna passare alla dieta mediterranea, come in Italia, mangiando molte verdure e molta frutta.
mercoledì 9 dicembre 2009
high line park
High Line Park è il nuovissimo parco di NY, nato da un sogno collettivo che ha impedito la distruzione di un sito storico della città trasformandolo in luogo di aggregazione dando una risposta concreta all’eccezionale possibilità di creare un luogo pubblico e utile alla comunità.
La trasformazione della vecchia ferrovia High Line in parco è avvenuta anche, se non soprattutto, grazie all’attività della community Friends of the High Line che è riuscita a coinvolgere e sensibilizzare tutti gli abitanti delle aree attraversate, chiedendo loro di condividere idee su come realizzare il sogno di questa trasformazione.
High Line Park è processo di design e di realizzazione gestito collettivamente.
Il racconto di questa esperienza sociale è raccolta nel sito ufficiale che racconta, aggiorna e aggrega ed è memoria storica dei progetti, le idee e i pensieri di chi ha partecipato e continua a farlo.
sabato 5 dicembre 2009
italia rinnovabile
Ancora oggi in Italia oltre il 93% dell’energia proviene da fonti fossili inquinanti. Il rapporto descrive un percorso che trasforma l'attuale situazione in un sistema energetico sostenibile.
Le fonti rinnovabili saranno in grado di coprire oltre il 60% della domanda di energia primaria del Paese, riducendo le emissioni di gas serra del 71% al 2050, rispetto ai livelli del 1990.
Qui trovate una sintesi del rapporto.venerdì 4 dicembre 2009
cominciamo noi
L'indagine porta in superfice "cinque eco-crimini che commettiamo ogni giorno", a partire dal caffè della mattina.
L'energia consumata per coltivarlo, raccoglierlo, trasportarlo dai paesi tropicali, infine produrre sei tazzine di espresso al giorno - una a cui in molti arrivano - in un anno generano 175 kg di CO2, cioè quanto un volo di 2000Km.
Un caffè in meno al giorno è un risparmio del 16%.
La toilette: ogni kg di rotoloni fatti con carta igienica "riciclata al 100%", riduce di 30 litri il consumo di acqua e di 3 kilowattora quello di elettricità.
Terzo: la moda usa-e-getta che riempie gli armadi di abiti indossati pochissime volte e spesso per una sola stagione.
Un milione di tonnellate di vestiti semi-nuovi finiscono nella spazzatura ogni anno.
Quarto delitto ambientale: quando la pulizia diventa una ossessione. In Inghilterra è stato calcolato che solo il 7,5% degli indumenti messi in lavatrice sono davvero sporchi. Una famiglia media che manda quattro o cinque lavatrici a settimana crea più di mezza tonnellata di CO2.
Al quinto posto arriva un vero crmine contro l'umanità: il cibo buttato via. Questo che non è solo un eco-crimine è ripugnante e anche il più diffuso. La famiglia americana media getta via il 30% degli alimenti che compra, 48 miliardi di dollari che finiscono nella spazzatura ogni anno.
Il latte fresco buttato via in Inghilterra, per essere prodotto ha creato altrettante emissioni CO2 di 10.000 automobili.
Copenaghen comincia in casa nostra ogni mattina e se la sostenibilità non è una favola tocca a noi scrivere il lieto fine.
giovedì 26 novembre 2009
giovedì 24 settembre 2009
sempre di più
L’osservatorio sulla salute e il benessere che Sana conduce ormai da un triennio con un survey su un campione rappresentativo della popolazione mostra con chiarezza quanto le nuove sensibilità ambientali stiano profondamente contagiando le scelte di consumo degli italiani. Prefigurando ormai un green package di consumi che sta divenendo patrimonio condiviso di un segmento consistente della popolazione italiana.
Estremamente diverso da quello radical, rigoroso e integralista, che ha da sempre interessato le frange verdi più politicizzate della popolazione. 44% della popolazione dichiara che l’attenzione dell’impatto ambientale dei consumi e della vita quotidiana è aumentata (11%molto,33% abbastanza, 1% abbastanza o molto diminuita) rispetto ad un anno fa : quasi un italiano su due quindi, un dato davvero clamoroso. Se si considera che non si tratta di una generica affermazione ma una verificata traduzione in comportamenti congruenti in tutti i settori espositivi di Sana : l’alimentazione, il corpo, l’ambiente.
La sensibilità alle problematiche ambientali è in larga misura indotta da un dibattito che ormai è divenuto ricorrente sui media ma anche nei discorsi della quotidianità che sempre più spesso vertono su questi temi. Ridurre l’impronta ambientale significa tutelare la natura e l’ambiente ma anche garantire la propria salute e sicurezza. La salute da variabile indipendente, mi ammalo perché è toccato in sorte proprio a me, sta divenendo una variabile dipendente : entro certi limiti, seguendo certe regole, adottando certi comportamenti e astenendomi da altri, posso influire sul mio stato di salute.
Sono due ordini di motivazioni, che vanno divenendo strettamente interconnesse tra loro, alla base del consumo di prodotti naturali : motivazioni ego riferite che fanno perno principalmente sulla salute, sugli effetti negativi del degrado di questa sul proprio benessere e motivazioni etero riferite che vertono principalmente sulla responsabilizzazione anche individuale per la ecosostenibilità dei consumi e dell’imperativo etico di consegnare alle future generazioni un pianeta ancora vivibile.
Alimentazione ed esercizio fisico sono le due aree privilegiate per questa strategia : l’attenzione a ciò che si mangia esce dall’ambito abituale e depressivo a connotazione ipocondriaca per rivolgersi a scelte vitalistiche che hanno il loro perno proprio in una naturalità reale e non da claim pubblicitario. Quindi anzitutto prodotti biologici – il consumo che si era assestato lo scorso anno dopo i forti incrementi del passato ha ripreso a crescere – indicati come consumo abituale da oltre ¼ degli italiani, una forte ostilità nei confronti degli OGM, una preferenza per i prodotti del territorio. Perché sono più freschi, consumano meno CO2, e si ritengono ( in larga misura a ragione) rispettosi della stagionalità e della biodiversità. Una qualche ombra invece sulla dieta mediterranea probabilmente perché da tempo ignorata nella comunicazione di grandi imprese che pure sono i grandi protagonisti e beneficiari del suo goodwill ( per tutti : i produttori di pasta). Lo spreco alimentare, non solo per la congiuntura economica ma anche perché considerato il più socialmente offensivi tra le forme di spreco, praticamente azzerato.
Infine un riferimento ai comportamenti ecocompatibili: circa un italiano su tre (73%) ha messo in atto almeo un acquisto all’insegna dell’ecocompatibilità ambientale: un trend in impetuoso aumento 54% nel 2007 (primo anno dell’Osservatorio), 61% nel 2008, 72% nel 2009.
(fonte: www.societingblog.com)
venerdì 31 luglio 2009
se...
Se alla gente venisse detto che d'ora in avanti dovrà razionare l'elettricità, il nostro stile di vita risulterebbe senza dubbio compromesso. Ma vietare per legge che al termine dell'orario di lavoro negli uffici si lascino accese le luci, abitudine diffusa nelle grandi città, mi pare che non implicherebbe essenziali limitazioni per lo stile di vita di nessuno.
Se alla gente venisse detto che non può avere un iPod o un portatile, il nostro stile di vita risulterebbe senza dubbio compromesso, Ma chiedere che tutti gli iPod e i portatili siano costruiti con materiali facilmente riciclabili mi pare che non implicherebbe essenziali limitazioni per lo stile di vita di nessuno.
(Thomas L. Friedman - Caldo, piatto e affollato)
venerdì 17 luglio 2009
watermap
WATERMAP è il primo strumento informativo cartaceo che segnala con semplicità dove trovare le sorgenti idriche per dissetarsi gratuitamente nella città di Roma. La campagna di promozione è patrocinata dal Municipio XIII del Comune di Roma, dalla Presidenza del Consiglio della Regione Lazio e dalla Provincia di Roma.
Anche in questo caso, come molte iniziative che stanno nascendo, l'obiettivo è quello di ridurre l'inquinamento ambientale prodotto dal PET utilizzato per la conservazione delle acque minerali, formulando un sistema di equilibrio tra uso e ripristino delle risorse naturali.
WATERMAP, utile per trovare le fontane che erogano acqua potabile, per muoversi con facilità per visitare musei e attrazioni; contiene informazioni in più lingue e verrà distribuita gratuitamente nei punti di maggior raccolta: aeroporti, stazioni, metropolitane, alberghi, siti archeologici.
WATERMAP a breve sarà disponibile in formato PDF per il download, in seguito sarà disponibile anche su Google Maps e sotto forma di applicazione per iPhone.
(fonte: watermap.it)
giovedì 16 luglio 2009
coccodè

Tratto da www.societingblog.com
"Quando mi si chiede, succede sovente, una esemplificazione pratica della transizione dal marketing al societing - una profonda rivisitazione di questa disciplina alla luce dei nuovi scenari , delle nuove consapevolezze del consumatore - sarei tentato di indicare questo volume come una summa preziosa, una fedele interpretazione dell’auspicato new deal del marketing.
Un libro quindi sulla pubblicità ma anche, l’ autore ne sia o meno consapevole, il più illuminante esercizio di nuovo marketing.
Dove il consumatore non è visto come soggetto da colpire, da catturare ma come coproduttore, interlocutore con cui intessere realmente un dialogo, con cui stabilire quella relazione tanto teorizzata dal marketing ma in realtà così poco praticata. Svolgendo in maniera ironica, divertente, garbatamente trasgressiva una funzione pedagogica, didattica senza mai la tentazione del paternalismo, in una delle aree cruciali per il nostro benessere come il mangiare.
Una pubblicità che si rinnova ogni giorno e sempre basata su reason why, su evidenze immediatamente riscontrabili all’interno di Eataly. La pubblicità che diviene cassa di risonanza dell’ininterrotto fuoco di artificio di eventi e di innovazioni che si succedono ad Eataly praticamente ogni giorno.
Mai spettacolo fine a se stesso ma sempre coerenti ed esemplificativi della filosofia e della vocazione dell’azienda. Il fil rouge? Valori veri, alti, non enunciati ma concretamente testimoniati . Che illustrano la filosofia, forse la mission, di Eataly : svolgere un ruolo di talent scout nel raccogliere e rendere accessibile, a prezzi ragionevoli, il meglio della produzione enogastronomica del nostro Paese.
Eataly è aperto 364 giorni l’anno : chiude per festa un unico giorno l’anno. Il 25 aprile. A buon intenditore…"
lunedì 13 luglio 2009
sabato 11 luglio 2009
venerdì 10 luglio 2009
green economy
Vi riporto l'intervento di Gianpaolo Fabris al workshop Aspen di Venezia "Nuovi consumatori, nuovi stili d vita" - I protagonisti della green economy.
Tante imprese oggi dimostrano una lungimiranza ambientale maggiore rispetto all’operare degli Stati. Attivissimi questi in proclami sull’urgenza di promuovere le energie alternative, ridurre le emissioni, la dipendenza energetica, contrastare il riscaldamento del pianeta quanto poi inadempienti nelle realizzazioni. Latitano ampiamente, nonostante la drammaticità dei problemi, efficaci strategie pubbliche di intervento.
L’alibi a cui si fa più spesso ricorso, così come del resto per i ritardi sulle riforme, è la crisi che indurrebbe a rinviare al “dopo”. C’è da chiedersi come mai, invece, nel Paese in cui la crisi si è abbattuta con maggiore virulenza si stiano progettando ed attuando interventi significativi proprio in questa direzione. Ma anche, in una nazione povera e di prima industrializzazione come la Cina, il presidente Wen Jiabao stia insegnando al mondo come si coniuga economia di mercato con il più ambizioso programma di energie rinnovabili ed efficienza energetica.
Nel nostro Paese, ma non soltanto nel nostro, sta nascendo uno zoccolo di imprese che hanno fatto della sensibilità ambientale e di interventi d’avanguardia il loro modus operandi conseguendo risultati davvero importanti.
Accanto a queste ce ne sono certamente tante altre che usano lo stesso alibi/giustificazione degli Stati, adottano la politica dello struzzo, non vedono l’urgenza del problema, prosperano sull’indeterminatezza o assenza delle normative al proposito. Le tante da cui prende spunto poi l’ambientalismo radicale a testimonianza dell’impossibilità di salvare il pianeta in presenza dell’odiato capitalismo. Dimenticando, come dice Giorgio Ruffolo nel titolo di un bel recente libro, che il capitalismo ha i secoli contati.
Sono invece imprese, minoritarie come numero ma esemplari nelle loro realizzazioni, a svolgere una funzione di supplenza, ad assumere responsabilità per alcune delle funzioni che dovrebbero essere dello Stato.
Imprese che non debbono miopemente confrontarsi con scadenze elettorali, che possono guardare lontano, elaborare un pensiero strategico ispirato all’ambiente che diviene, nei fatti e non a parole, parte significativa della loro mission.
Imprese che hanno rinunciato a considerare il profitto soltanto a breve o la sua massimizzazione come un feticcio. Si tratta, in molti casi, di una sorta di silenziosa rivoluzione produttiva e di mercato che non ha niente a che vedere con operazioni di green washing per millantare un credito o da strumentalizzare in termini di relazioni pubbliche.
Fare i nomi di alcune di queste significherebbe non dare il giusto riconoscimento alle tante che sono impegnate in quest’area. Che costituiscono oggi la vera locomotiva del sistema paese sul fronte dell’ambiente.
Alcune hanno realizzato un business con l’ambiente, molte altre effettuano grossi investimenti senza ricevere un ritorno nell’immediato ma nella consapevolezza, realistica ed etica insieme, della doverosità del loro operare.
Gli ambiti in cui si muovono sono tanti e complessi, a cominciare dal risparmio energetico e la sostituzione di impianti che non lo consentono. Il ricorso ad energie rinnovabili con incisivi processi di riconversione: dai pannelli solari, il fotovoltaico, la geotermia.
Eliminazione di qualsiasi componente che sia anche solo sospetta di pericolo per la salute.
Drastica riduzione delle emissioni di CO2 con l’obiettivo di azzerarle e compensazione del proprio impatto ambientale mediante il ricorso alla riforestazione.
Forte ispirazione della produzione in termini di sostenibilità nel reperimento di materie prime e di rispetto per Paesi che le producono.
Attenzione ad una risorsa preziosa come l’acqua, al suo consumo moderato, ad evitare il suo inquinamento anche a livello delle falde.
Impegno a valorizzare risorse del territorio circostante sia in termini di capitale umano ma anche di prodotti/strutture che provengono da più immediato milieu geografico.
Consapevolezza del problema dei rifiuti, ecocompatibilità e biodegradabilità delle confezioni, in alcuni casi l’assunzione di ritirare o riciclare i prodotto in disuso, con una forte tensione alla riduzione del packaging. Che ritorna alla sua funzione ontologica di protezione e non all’effetto matrioska che il marketing gli aveva attribuito dilatando, a spese dell’ambiente, la sua funzione di vendita.
Sono molte inoltre le imprese attive nello svolgere una funzione didattica/di sensibilizzazione ambientale nei confronti dei propri consumatori.
Addirittura - come alcune multiutility - si promuovono campagne per insegnare all’utenza come limitare i consumi degli stessi prodotti che vendono.
martedì 9 giugno 2009
tu vuò fa l' american!

Puorte o cazone cu 'nu stemma arreto 'na cuppulella cu 'a visiera alzata. Passe scampanianno pe' Tuleto camme a 'nu guappo pe' te fa guardà!
Tu vuò fa l' americano! mmericano! mmericano siente a me, chi t' ho fa fa? tu vuoi vivere alla moda ma se bevi whisky and soda po' te sente 'e disturbà.
Tu abballe 'o roccorol tu giochi al basebal ' ma 'e solde pe' Camel chi te li dà? ... La borsetta di mammà!
Tu vuò fa l' americano mmericano! mmericano! ma si nato in Italy! siente a mme non ce sta' niente a ffa o kay, napolitan! Tu vuò fa l' american! Tu vuò fa l' american!
Comme te po' capì chi te vò bene si tu le parle 'mmiezzo americano? Quando se fa l 'ammore sotto 'a luna come te vene 'capa e di: "i love you"!?
Tu vuò fa l' americano mmericano! mmericano siente a me, chi t'ho fa fa? tu vuoi vivere alla moda...
mercoledì 11 febbraio 2009
smile

... un avanzamento delle dimensioni del mercato, anche con un conseguente aumento del reddito nazionale, non produce un aumento della felicità ma il suo contrario, quando avviene attraverso una riduzione dello spazio dei beni relazionali a favore di quelli convenzionali...
... si assiste così ad una sorta di tradimento delle promesse di benessere operate dalla crescita economica che avviene soprattutto attraverso un'estensione dell'ambito monetario a danno della disponibilità di beni relazionali, ambientali e culturali...
... l'impoverimento delle relazioni peronali, la solitudine, il senso di abbandono sono probabilmente i fenomeni sociali più sentiti tra quelli che avvengono in presenza di una forte crescita e di una importante urbanizzazione...
... in una società già opulenta, la crescita economica è in gran parte la sostituzione di beni relazionali, culturali e ambientali con beni che costano soldi, quindi lavoro...
...insomma, la crescita del PIL non è l'unica strada per raggiungere obiettivi importanti per la vita umana e soprattutto non è una strada che porta univocamente verso questi obiettivi...
(Luca De Biase - Economia della felicità)
martedì 3 febbraio 2009
mercoledì 7 gennaio 2009
clone
Questa è l'immagine della Panda clonata da una azienda cinese (per essere venduta nei mercati asiatici).Un giudice dell’alta corte della provincia cinese del Hebei ha respinto il ricorso con cui il Lingotto accusava il costruttore cinese di aver copiato spudoratamente la Fiat Panda per realizzare il suo modello GW Peri.
La cosa ha destato tanto scandalo e mi stupisco per due cose:
- l'eccellenza italiana, se passa solo attraverso il design, non può poi indignarsi per il fatto che venga quotidianamente copiata; se passasse attraverso l'innovazione e la tecnologia sarebbe più tutelata (investiamo in ricerca scientifica?);
- copiare il design di un'auto mi sembra assai meno grave che produrre auto violando i diritti dei lavoratori e delle regole di mercato, ma di questo nessuno si scandalizza (facciamolo insieme?).
Mi farebbe piacere, se qualcuno legge questo post, sapere cosa pensate. Grazie.
martedì 21 ottobre 2008
l'organizzazione perfetta
I monasteri benedettini sono da 1500 anni un esempio illuminante di che cosa significhi vivere e lavorare in un contesto dove tutti abbiano chiari finalità e obiettivi, ruoli e mansioni e sappiano fare della comunità il proprio punto di forza.Un'organizzazione perfetta che ha attraversato i secoli e che molte cose può dire al mondo manageriale, grazie alla corretta gestione di valori condivisi, a una leadership diffusa e alla capacità di far lavorare insieme persone motivate e consapevoli delle proprie responsabilità.
La Regola di San Benedetto è stata per secoli il faro di questi monasteri e ha saputo irradiare buon senso unito a un'estrema concretezza. Oggi rappresenta un richiamo forte alle radici comuni del vivere organizzato, alle sue regole di appartenenza può contribuire a ridare slancio alla vita aziendale e al governo delle imprese.
(L'organizzazione perfetta - Massimo Folador - Guerini e Associati Editore)
venerdì 17 ottobre 2008
societing
“Societing non è una nuova etichetta per dire marketing. Sarebbe davvero ingenuo pensare che questo possa ritrovare il ruolo davvero cruciale che ha svolto in passato limitandosi ad un cambiamento lessicale.
Societing intende esprimere la nuova identità di cui il marketing deve appropriarsi per riacquisire competitività e funzione strategica che risultano in progressivo declino. Non è soltanto il ricorso alla vasta strumentazione che va sotto il nome di marketing non convenzionale o il saper cogliere le nuove straordinarie opportunità del web 2.0 che restituirà incisività ed efficacia al marketing.
Se contemporaneamente, come sembra, non si afferra il senso e la portata delle profonde trasformazioni che sono intervenute nel sociale, nel consumatore, nei mercati, nello scenario distributivo, nelle tecnologie.
Se non si comprende - non è enfasi retorica - che stiamo entrando in un’epoca nuova dove non si registra soltanto un’improvvisa accelerazione di tanti trend e l’emergere di nuovi protagonismi, ma in cui sovente fenomeni di discontinuità tendono a prevalere."
...
"Lo shift del marketing dalla sua funzione (nobile) di raccordare la produzione alla domanda espressa dai consumatori a quella, invece, di trovare consumatori in grado di assorbire una produzione crescente è il surrettizio ideologico che mina tutto il sistema. Rivedere lo statuto e le prassi del marketing in un’ottica di Societing è una scadenza che non può essere ignorata per poterlo rifondare su basi nuove, coerenti ai nuovi scenari. Per restituirgli efficacia e dignità sociale.
Il marketing è, e resterà, una disciplina aziendalistica e non c’è nessuna ingenua convinzione che l’impresa possa trasformarsi in una Fatina dai Capelli Turchini tutta amore ed oblatività. Soltanto per poter conseguire i suoi obiettivi, almeno sui mercati, deve prendere atto che le regole del gioco sono profondamente mutate.
Non è solo la congiuntura economica che stiamo attraversando, un impoverimento, questo sì di massa, a frenare i consumi. Contribuisce anche la perdita di incisività di una funzione dell’impresa che sarebbe deputata a promuoverli.”