domenica 6 gennaio 2008

green banking

Il quartier generale è a Londra ma HSBC è uno dei principali gruppi bancari e finanziari del mondo, con oltre 10.000 uffici in 83 paesi.

Coerentemente alla sua strategia di CSR nel 2007 ha dato inizio al progetto "Climate Confidence Index", ricerca progettata per capire e misurare l'attitudine e le risposte dei consumatori, nel mondo e nel tempo.

L'indice misura l'attitudine dei consumatori su quattro concetti (statement)rilevando il grado di accordo/disaccordo con gli stessi.

I quattro statement sono:
- Coinvolgimento - "il clima cambia e come rispondere a ciò è la mia principale preoccupazione".
- Fiducia - "le persone e le organizzazioni che possono fare qualcosa per i cambiamenti climatici stanno facendo quello che è necessario".
- Impegno - "personalmente sto facendo uno sforzo, per ridurre il cambiamento del clima,attraverso le mie azioni quotidiane".
- Ottimismo - "credo che riusciremo a fermare il cambiamento climatico".

La ricerca è stata condotta in 9 paesi - Brasile, Cina, Francia, Germania, Hong Kong, India, Messico, GB e USA.

In sintesi ciò che emerge dalla ricerca è estremamente sfidante sia per i governi che per le aziende, entrambi ritenuti responsabili di non fare abbastanza. Allo stesso tempo, quando agiscono, non vengono ritenuti credibili.

Cosa si impara da tutto ciò? Leggi ora.

sabato 5 gennaio 2008

green blogger

Umbria è una società di ricerche di mercato che "scandaglia" numerosi social media, incluso i blog e i siti di dicussione sui prodotti.Umbria non produce solo dati ma anche rilevanti insight relativi ad aziende, prodotti e target.

Nell'ottobre 2007 ha pubblicato una ricerca sul tema della sostenibilità ambientale, monitorando 100.000 nuovi post nell'arco degli ultimi 12 mesi (solo da blog in lingua inglese, purtroppo!).

Il primo dato interessante riguarda la segmentazione dei blogger. Il tema è discusso in modo significativo dagli appartenenti alla generazione X e Y, mentre i boomers sono solo il 20% ma in ogni caso una percentuale superiore alle media.

Alcuni degli insight più significativi.
- Individui e Corporate Responsibility: il 43% dei blogger attribuisce al singolo la responsabilità della sostenibilità ambientale.
- Broadcast media: la televisione è citata, come fonte d'informazione, solo nel 2,4% dei post analizzati.
- Brand associati alla sostenibilità: esiste un ristretto numero di brand associate più frequentemente al tema della sostenibilità, non tutte citate come esempio virtuoso... (i 5 brand più citati son Toyota, Google, General Motor, Exxon e GE).

Dalla ricerca emerge anche l'attitudine dei diversi segmenti di target:
- i blogger discutono del tema con una elevata frequenza, confermando come sia ormai sedimentato nelle coscenze sociali,
- la genX, i maschi in particolare, rappresentano il segmento più ampio,
- il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici sono citati nel 62% dei post,
- più del 25% dei post discutono della crescente richiesta di energia,
- un'ampia schiera di blogger si dichiara frustrata dalla mancanza/scarsità di informazioni sul tema,
- fondamentalmente i consumatori ritengono il tema una sfida estremamente impegnativa e sono alla ricerca di aziende/prodotti che li aiutino nelle loro scelte.

Il percorso verso uno stile di vita sostenibile.
1) awareness: "esistono questioni ambientali come il riscaldamento globale".
2) understanding: "ne comprendo le cause e le conseguenze".
3) importance: "credo che siano importanti, per me e per la mia famiglia".
4) acceptance: "accetto il fatto che qualcosa deve essere fatto".
5) innovation: "devo trovare strade nuove per fare le cose in modo differente".
6) action: "sono impegnato nel modificare le mie abitudini".

design can change 2

Leggete le 10 cose da fare direttamente dal sito di Thomas Mathews.

Con grande semplicità e sensibilità propone regole molto efficaci con brillanti esempi tratti da casi concreti del suo lavoro.

L’agenzia che porta il suo nome ha il duplice obiettivo di realizzare progetti di design creativi e sostenibili allo stesso tempo. L’intelligente scelta dei materiali e il corretto uso degli stessi permette di realizzare oggetti meritevoli di attenzione ma l’obiettivo ultimo è ri-disegnare la vita delle persone con idee capaci di catturare nel profondo la loro attenzione. Leggi ora.

design can change

Sito-manifesto per sensibilizzare il mondo del design sul tema della sostenibilità. Leggi ora.

venerdì 4 gennaio 2008

lasciategli mangiare la torta

Clownfish è un’agenzia londinese specializzata in progetti di comunicazione basati su di un approccio CSR. Per il WWF ha condotto una ricerca tra i professionisti del marketing per verificarne la sensibilità sui temi legati alla sostenibilità.

La ricerca, condotta nel 2006, rileva una significativa difficoltà nel sostenere valori legati alla sostenibilità, sia per mancanza d’informazioni che di formazione ma anche per un ancora basso livello di interesse a livello aziendale.

Il trend rilevato segnala in ogni caso un interesse crescente delle aziende nel selezionare i propri consulenti di marketing e comunicazione tra agenzie in grado di sostenerli nelle loro pratiche di CSR e green marketing.

giovedì 3 gennaio 2008

bio-check

Ora si può capire in pochi istanti, da casa, il grado di naturalità di creme, shampoo e saponi (ma anche di prodotti alimentari). Basta collegarsi al sito ICEA (il principale ente certificatore italiano del biologico) e, on line, inserire gli ingredienti riportati sulla confezione e attendere la risposta: quali sono rispettosi dell'ambiente, della salute, privi di Ogm e sostanze chimiche di sintesi. Leggi ora.

ecolabel

Ecolabel è il marchio di qualità ecologica, rappresentato da una margherita a 12 stelle, valido in tutti i paesi membri dell’unione Europea. Il sistema Ecolabel è stato istituito con il Regolamento CEE n. 880/92 (revisionato da un nuovo Regolamento CE, n. 1980/2000), con l’obiettivo di promuovere la diffusione di prodotti e servizi a minore impatto sull’ambiente. L’etichetta ecologica europea attesta la conformità di prodotti e servizi a criteri ecologici fissati a livello europeo attraverso accurati studi scientifici che si basano sull’analisi degli impatti nell’intero ciclo di vita del bene/servizio. Oltre alla qualità ecologica è garantita anche una qualità di prestazioni d’uso equivalente ai prodotti dello stesso tipo presenti sul mercato. La margherita europea fornisce in modo immediato ai consumatori un’informazione sulla qualità ambientale, garantita da un Organismo nazionale (Comitato Ecolabel), che ne concede l’uso a seguito di una valutazione delle proprietà ecologiche generali del prodotto e della verifica della rispondenza ai criteri previsti. Il sistema Ecolabel consente alle imprese di distinguersi sul mercato con prodotti più rispettosi dell’ambiente e offre la possibilità di attirare i consumatori sensibili alle tematiche ambientali. Il marchio Ecolabel è valido per un’ampia gamma di gruppi di prodotti/servizi, per ciascuno dei quali sono definiti precisi criteri ecologici. I gruppi di prodotti sono scelti tenendo conto di queste caratteristiche:

· volume significativo di vendite nel mercato interno e concorrenza elevata, tali da indurre miglioramenti ambientali attraverso le scelte del consumatore;

· impatti ambientali significativi in una o più fasi della vita del prodotto, su scala globale o regionale;

· fattibilità tecnica ed economica degli adattamenti necessari alle imprese per poter ridurre i propri impatti.

Sono esclusi dall’Ecolabel:

· prodotti alimentari;

· bevande;

· prodotti farmaceutici;

· sostanze e preparati pericolosi;

· prodotti fabbricati con processi che possono nuocere all'uomo o all'ambiente.

Ad oggi sono stati definiti criteri ecologici per 23 gruppi di prodotti/servizi e per altri 4 tali criteri sono in corso di elaborazione. Nel complesso i prodotti etichettabili coprono il 30% circa dei tipi di prodotto presenti sul mercato

kick ass

I 10 luoghi più inquinati del pianeta, censiti dal Blacksmith Institute. Leggi ora.

mercoledì 2 gennaio 2008

PSR: personal social responsibility

Spesso troverete riferimenti agli "Evangelisti", con questo termine intendo descrivere coloro che, spendendosi in prima persona, hanno saputo trasferire le proprie idee con un entusiasmo tale da creare una fortissima collusione con il proprio target.

La capacità di queste persone risiede nell'abilità di contestualizzare perfettamente(to frame)l'elemento di positività a cui propongono di aderire e l'elemento di negatività contro cui combattere.

Nella mia personale visione vedo in Jamie Oliver un perfetto evangelista del concetto di cucina essenziale (less is more), fatto di amore per la tradizione e passione per la scoperta.

Grazie alla sua abilità comunicativa e alla coerenza al proprio credo, ha trasformato se stesso in un brand molto cool&nice, noto e apprezzato in tutto il mondo. Protagonista di numerosi show televisivi trasmessi in oltre 50 paesi, ha pubblicato 7 libri di cucina, tutti bestsellers che hanno venduto oltre 14 milioni di copie in tutto il mondo.

Ma ciò che lo rende "PSR", facendo apparire del tutto normale ciò che è riuscito a fare, è il suo impegno sociale: ogni anno nel suo ristorante londinese Fifteen insegna ad un gruppo di disoccupati il mestiere di cuoco.

Si è impegnato in prima persona per la riforma delle mense scolastiche inglesi, ottenendo che il governo stanziasse 280 milioni di sterline.

Definisce se stesso The Naked Chef. Bravissimo.

martedì 1 gennaio 2008

la reputazione di Narciso

Narciso è il nome che Treebrand e TomorrowSWG hanno dato ad un progetto di ricerca e analisi sulla sensibilità del management italiano in tema di comunicazione e di reputazione delle organizzazioni italiane, siano esse imprese private o amministrazioni pubbliche.

La ricerca di base è stata realizzata somministrando on-line un questionario (96 diversi items) a cui hanno risposto più di 800 manager di aziende italiane di ogni dimensione e settore e ha permesso di evidenziare le debolezze comunicative delle imprese e il loro bisogno di recuperare certezze come la cultura, i valori, la reputazione.

La ricerca ha permesso di approfondire diverse tematiche - il rapporto tra aziende e propri collaboratori, il punto di vista dei manager italiani, il nuovo ruolo dei consumatori, la questione della responsabilità sociale delle imprese e i rischi e le potenzialità dei nuovi media - tutte tematiche riconducibili a quella che è ormai riconosciuta come la vera sfida del mercato: la corporate reputation.

Tutti questi risultati, già pubblicati e ripresi anche dalla stampa nazionale, "rimbalzano" anche in questa pagina per stimolare ulteriori riflessioni.

Ciò che emerge dalla ricerca Treebrand – TomorrowSWG in tema di rapporto tra azienda e propri dipendenti è estremamente chiaro: timore e distacco.

Il timore è quello di guardarsi dentro, interrogando i propri dipendenti, per capire cosa realmente pensano (e sanno) della struttura in cui lavorano (ad ogni livello e grado). Due terzi degli intervistati, infatti, afferma che nelle aziende italiane non si realizzano analisi di clima interno per paura della negatività dei risultati. Questo, nonostante, la maggioranza (il 69%) sia sicuro che l’opinione dei dipendenti sia determinante nella costruzione della reputazione di una azienda. Leggi ora.

La ricerca ha dato risultati estremamente interessanti anche dal punto di vista del rapporto tra aziende e consumatori, aspetto che sarà sempre più al centro delle strategie comunicative del prossimo futuro.

E lo sarà perché ciò che si evince dalla ricerca è un profilo di consumatore particolarmente esigente e consapevole che non subisce passivamente le scelte dell’impresa in tema di prodotti e di offerta, ma le direziona. Un consumatore potente, quindi, con il quale occorre, da parte delle aziende, creare collusione e non solo comunicare: quasi il 60% dei manager vede così il rapporto con i destinatari dei propri messaggi. Leggi ora.

Quando si parla di immagine della propria azienda, quando si deve lavorare sulla corporate reputation, la grande diffusione di internet deve necessariamente essere considerata.
Si tratta di un ulteriore canale, che può essere uno sbocco se preso nella giusta maniera oppure un’insidia se si opta per un approccio negativo o peggio ancora se si decide di non considerarlo.
La sensazione che si ha leggendo qunto emerge dalla ricerca è che la tecnologia, internet in particolare, riesca ancora ad incutere un po’ di timore, nonostante sia ormai strumento ben conosciuto da chiunque. Leggi ora.

Per risultare competitive, per riuscire a sopravvivere, o addirittura per emergere, le aziende devono avere dei manager in grado di rimboccarsi le maniche: si tratta anzitutto di pensare in altro modo alle strategie di marketing per farel funzionare al meglio.

8 manager su 10 si dicono assolutamente convinti che sia troppo rischioso stare fermi in un contesto di competizione globale come quello vissuto dalle aziende oggi. Leggi ora.

Se è ormai avviato il processo di presa di coscienza dell’importanza della responsabilità sociale e ambientale delle aziende e del valore di principi come etica e trasparenza agli occhi dei nuovi consumatori, è però ancora tenue la consapevolezza che questi aspetti sono le leve strategiche dell'immediato futuro.
È questo quanto emerge dalla ricerca nella parte dedicata alla CSR. Leggi ora