Nike ha presentato la XXIII edizione delle mitiche Air Jordan dichiarando che si tratta del primo dei prodotti premium che saranno realizzati nel rispetto degli standard di sostenibilità dell'azienda. Nike ha dichiarato al New York Post di aver modificato la progettazione e la realizzazione per ridurre gli sprechi, usare materiali amici dell'ambiente e eliminare colle a base di solventi. Un vero salto in avanti.
venerdì 25 gennaio 2008
air jordan in green
Nike ha presentato la XXIII edizione delle mitiche Air Jordan dichiarando che si tratta del primo dei prodotti premium che saranno realizzati nel rispetto degli standard di sostenibilità dell'azienda. Nike ha dichiarato al New York Post di aver modificato la progettazione e la realizzazione per ridurre gli sprechi, usare materiali amici dell'ambiente e eliminare colle a base di solventi. Un vero salto in avanti.
mercoledì 23 gennaio 2008
essere permette di apparire
Queste sono le 5 regole che guideranno il processo per rendere l'azienda una green brand leader.
Essere Responsabili: le questioni ambientali, come i cambiamenti cliematici, sono reali e le aziende, essendo parte del problema, debbono divenire parte della soluzione. Se c'è mai stato un momento per ammettere che in futuro le cose saranno diverse è ora!
Essere Trasparenti: sempre più le aziende dovranno aprirsi alle verifiche esterne in materia di impatto ambientale, aderendo a programmi di reporting e certificazione da parte di organi indipendenti.
Essere Credibili: sono sempre più numerosi i casi di greenwashing smascherati dai consumatori, sempre più critici e meno fiduciosi, compromettendo la credibilità anche delle aziende più serie. Per essere credibili occorre prima rendere green le procedure interne, poi i prodotti e infine, mai prima, la comunicazione.
Essere Promotori: non basta che l'azienda abbia un modello di azione sostenibile, occorre che metta i consumatori in condizione di essere a loro volta parte attiva della soluzione grazie all'acquisto e al consumo.
Essere Visionari: occorre il coraggio di prendere decisioni che impattano nel profondo delle strategie aziendali. La ricerca della sostenibilità è un onere nel breve che garantirà il valore futuro del brand.
sabato 19 gennaio 2008
equivalenza
lato B
Succede così che per alcune marche risulta importante rendere evidente le caratteristiche dei loro fornitori, vero e proprio lato B del proprio brand, arrivando così a poter vantare e garantire una completa sostenibilità su tutta la filiera.
Jordans Cereals, azienda inglese leader nella produzione dei cereali provenienti da agricoltura biologica, sceglie il Mater-Bi®, la bioplastica completamente biodegradabile e compostabile in modo assolutamente naturale, sviluppata da Novamont, per il packaging dei propri prodotti.
Le tradizionali buste interne dei cereali biologici di Jordans Cereals saranno sostituite con nuovi sacchetti biodegradabili, composti da uno strato in “NatureFlex” di Innovia e da uno in Mater-Bi. Il tempo di decomposizione di questi sacchetti varierà così da 6 a 12 settimane, riducendo così notevolmente l’impatto sull’ambiente.
Il Mater-Bi infatti garantisce resistenza e tenuta del tutto simili alle plastiche tradizionali, ma nasce da risorse rinnovabili di origine agricola (amido), diminuendo le emissioni di gas ad effetto serra e riducendo il consumo di energia e di risorse non rinnovabili.
Le materie prime di origine agricola tornano quindi alla terra attraverso processi di biodegradazione o compostaggio senza il rilascio di sostanze inquinanti.
giovedì 17 gennaio 2008
think different (green)
Tutto ciò è frutto anche di quanto successo nel 2007.
Probabilmente è stato uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni. Nel 2007, per oltre 9 mesi, Apple è stata sottoposta ad una incredibile pressione da parte di Greenpeace affinche desse inizio ad un programma di sostenibilità ambientale, ad iniziare dalla progressiva e totale eliminazione degli agenti chimici pericolosi (come ad esempio additivi ignifughi tossici, e PVC).
Quando vengono dismessi, normalmente finiscono nelle mani di bambini in Cina, India e altri paesi in via di sviluppo. Loro li smontano per recuperarne i pezzi, e sono di conseguenza esposti a un cocktail pericoloso e tossico che mette in serio pericolo la loro salute e l'ambiente.
L'approccio è stato particolarmente efficace perchè non si è trattato di danneggiare l’immagine di Apple, ma di far diventare Apple un leader attento all’ambiente.
Coinvolgendo migliaia di fan del brand è stato chiesto (ed ottenuto) che Apple fosse in prima linea nello sviluppo di tecnologie “green” e che mostrasse chiaramente alle altre aziende come farlo nel modo giusto. Stavolta niente azioni spettacolari, dice Greenpeace, perché Jobs ascolta il cliente, ed è il motivo per cui si amano i suoi prodotti. Il valore aggiunto della campagna consiste nel farsi da parte dell’organizzazione ambientalista, lasciando che siano i singoli ad agire in prima persona, attraverso le possibilità offerte dalla Rete.
Si cala nel mondo di Mac accanto ai fan, non protestando ma esortando l’impresa al miglioramento. L’approccio si fonda sulla condivisione e la conversazione.
Attraverso il sito appositamente creato e chiaramente ispirato al sito ufficiale Apple, si rendono possibili molteplici azioni che richiediedono un grado di impegno differente, ognuna è alla portata di chiunque, ed è uno splendido esempio di esercizio del personale potere di incidere oggettivamente, in quanto parti interessate, sulla responsabilità dell’impresa.
La Corporate Shared Responsibility intesa quale fluida realtà che contagia la tradizione della Corporate Social Responsibility.
Green my Apple si è rivolta alle parti interessate di Apple, i Mac user, adattandosi e unendosi ad essi, parlando e condividendone le passioni, facilitando l’emergere di una sensibilità green che l’azienda destinataria non ha potuto ignorare.
Ha trovato una via alternativa vincente per gestire, insieme alle persone, il controllo del brand, decidendone un parte importante dell'identità.
mercoledì 16 gennaio 2008
domenica 13 gennaio 2008
i sei peccati del greenwashing
Greenwashing è un neologismo indicante l'ingiustificata appropriazione di virtù ambientaliste da parte di aziende, industrie, entità politiche o organizzazioni finalizzata alla creazione di un'immagine positiva di proprie attività (o prodotti) o di un'immagine mistificatoria per distogliere l'attenzione da proprie responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi. Il termine è una sincrasi delle parole inglesi green (verde, colore dell'ambientalismo) e washing (lavare) e potrebbe essere tradotto con "lavare col verde" o, più ironicamente, con "il verde lava più bianco". Fu probabilmente coniato in un articolo del 1991 della rivista indipendente statunitense Mother Jones. (Wikipedia) TerraChoise Enviromental Marketing Inc ha condotto una ricerca negli USA per descrivere, capire e quantificare la crescita del fenomeno, analizzando 1018 prodotti per un totale di 1753 claim… solo uno si è dimostrato corretto! TerraChoise ha classificato in sei diverse categorie i peccati compiuti dalle aziende:
1 – NASCONDERE LE VERITA’ – suggerendo che un prodotto è green basando la comunicazione su di una singola caratteristica (es.: il contenuto di carta riciclata) ignorando aspetti di impatto ambientale ben più significativi. Non sono claim falsi ma cercano di rendere green prodotti che, di fatto, non lo sono o lo sono ben poco. E’ risultata, ovviamente, la pratica più usata, riscontrata nel 57% dei casi analizzati.
2 – NON DIMOSTRARLO – dichiarando caratteristiche che non sono sostenute da sufficienti informazioni o da certificati di terze parti. Non è dimostrato se le informazioni necessarie non sono reperibili ne sul punto vendita ne sul sito web. E’ il secondo peccato per numerosità di peccatori, pari al 26% del totale.
3 – ESSERE VAGHI – utilizzando claim così imprecisi, ampi e poco chiari da “garantire” equivoci e malintesi con i consumatori. E’ al terzo posto in virtù di una quota del 11%.
4 – ESSERE IRRILEVANTI – utilizzando claim che descrivono caratteristiche green ma che risultano assolutamente inutili e ininfluenti per una scelta consapevole, classico esempio è la dichiarazione “CFC free”: sono illegali, non si possono utilizzare, dove è il valore? Rappresentano il 4% dei casi.
5 – SCEGLIERE IL MINORE TRA DUE MALI – utilizzando un claim che non mente, ma la caratteristica vantata dal prodotto non ne risolve l’impatto ambientale della categoria (tabacco biologico…). Fortunatamente rappresentano solo l’1% dei casi studiati.
6 – MENTIRE – utilizzando claim che possono essere definiti in un unico modo: falsi. Rappresentano l’1% dei casi, comunque troppi.
Cosa possiamo imparare da tutto ciò? Il Green marketing è un potentissimo collante tra consumatori consapevoli e aziende. Numerosissime persone sono alla ricerca di risposte dalle aziende che consentano loro di manifestare il proprio coinvolgimento sulle questioni ambientali. Raggiungere “onestamente” una leadership ambientale nel mercato permette di aumentare la propria quota di mercato, sostenere un pricing elevato, aumentare la propria visibilità e rafforzare la propria reputation.
martedì 8 gennaio 2008
air car!
Muoversi a bordo di un'auto ad aria compressa? Secondo la BBC sarà possibile farlo entro la fine dell'anno. Volete quest'auto?
lunedì 7 gennaio 2008
green TV
Mainstream Green è un programma del network Onnetworks, che va in onda esclusivamente on-line, fornendo ispirazione e informazione su come coinvolgersi su questioni ambientali, incoraggiando gli spettatori a migliorare la loro vita e rendere il mondo un poco migliore. Guarda ora.
domenica 6 gennaio 2008
nulla da aggungere
Spesso ci troviamo di fronte a casi di "greenwashing": brand che si nascondono dietro progetti di image branding per celare la loro "greenness".
I progetti di cause related marketing sono spesso esempio di "greenwashing", in alcuni casi no.
Innocent smoothies è un brand estremamente "cool but nice", ormai già da alcuni anni affermato su diversi mercati nord europei. Fenomeno nato in Inghilterra (quota di mercato ora al 62%), esportazioni in Irlanda, Francia Olanda, Belgio.
Promessa del brand - che ha riscosso un successo enorme - sono la naturalità 100% frutta della composizione, l’innovazione di prodotto e lo sviluppo di un pack assolutamente originale, fun e eco - friendly (PLA bottle). Nel periodo invernale, prossimo alle vacanze natalizie, un certo numero di bottiglie vengono vendute con un cappellino di lana sul tappo in negozi selezionati: per ogni bottiglia venduta vengono donati 50p al Age Concern "the UK's largest charity working with and for older people". I consumatori sono inoltre invitati a realizzare e donare cappellini fatti con le loro mani.
E' evidente come molte aziende potrebbero ripetere operazioni simili ma sarà sempre e solo "greenwashing" se non sono aziende con un posizionamento così strategicamente rilevante come è innocent.

